'ndrangheta

Giornalisti minacciati e dintorni

Vorrei dire qualcosa sulla faccenda dei giornalisti calabresi minacciati (ma perché uso il condizionale? Cazzo, il blog è mio. E quindi VOGLIO). Ok, allora, ricominciamo. Voglio dire qualcosa sulla faccenda dei giornalisti calabresi minacciati. Ieri sera ad “Annozero”, su RaiDue, un collegamento da Reggio Calabria ha svelato nomi e volti dei tanti miei colleghi nel mirino dalla ‘ndrangheta. Solidarietà sempre. E comunque. Ma vedo in tutto questo un pericolo. Quello del circo mediatico, del gran gala dell’antimafia. La lotta alla mafia è una roba seria. La si fa ogni giorno. E la fa il giudice, ma anche il pensionato che non offre il caffè al mafioso, il commerciante che non dà lavoro al picciotto, il consumatore che non compra dall’affiliato alle cosche. Non la fa, l’antimafia, solo il giornalista. Certo, un giornalista scrive. Rende pubblico. Ed è quello che agli ‘ndranghetisti dà più fastidio. Ragioniamo, però. I boss hanno due soli modi per risolvere le questioni. Comprarti per renderti silente. O sparare. Al boss non interessa diventare un postino o renderti famoso e celebre con una minaccia inutile. Io in Calabria ci ho vissuto. E so che un mafioso di quart’ordine ti può spaventare anche solo con uno sguardo o con un saluto non dato o con avvertimenti tramite amici in comune. Ecco, questa sì che è una minaccia. Diretta, spaventosa, che non attira le luci della ribalta. Altro che circhi.

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