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Milano e Varese, terre di mafia

Il ministro Roberto Maroni va a Varese e agli studenti dice: “Ragazzi, qui c’è camorra ma soprattutto ‘ndrangheta”. Bontà sua. Va dato atto a Bobo di non negare come invece negò tempo fa la Moratti: mafia a Milano? Ahah, ma non scherziamo dai, al massimo c’è qualche zingaro che rompe le scatole. Bene, allora andiamoci a Milano. Qui, e non a San Luca o a Locri, è stata uccisa Lea Garofalo da affiliati alla cosca Costo di Petilia Policastro, paesotto in provincia di Crotone. 
E da Petilia sono arrivati in tanti. Per controllare il traffico di droga di una delle zone più belle di Milano, quella attorno a piazza Baiamonti. Che nell’ordinanza di arresto per gli assassini della Garofalo, gli investigatori definiscono “centro nevralgico” per la ‘ndrangheta oltre che “base logistica ed operativa nel traffico di stupefacenti”. Ecco cosa disse la donna al pm che la interrogava:

INDAGATO – GAROFALO LEA: la piazza è Baiamonti.

PUBBLICO MINISTERO: quindi una parte di questa piazza la gestivano suo fratello… cioè il suo convivente ed il fratello…

INDAGATO – GAROFALO LEA: si…

PUBBLICO MINISTERO: che erano, come abbiamo detto Cosco Giuseppe e Cosco Carlo…

INDAGATO – GAROFALO LEA: si…

Ma Baiamonti è solo una delle zone controllate interamente, e dico interamente, dalla ‘ndrangheta. Qui lo Stato manca. La giustizia è in mano ai tribunali delle cosche. Ne sa qualcosa questa donna che viene rapita, torturata, uccisa e sciolta nell’acido. Una giustizia che non perdona. A Baiamonti e dintorni manca anche il Comune, a dire il vero. Dalle indagini sulla morte della Garofalo è venuto fuori che gli uomini delle cosche di Petilia Policastro in trasferta a Milano si sono impossessati abusivamente di appartamenti destinati a edilizia popolare. Le case popolari per intenderci, quelle che dovrebbero andare a chi un affitto caro non se lo può permettere. Bene, le cosche affittavano (affittano?) a cinesi quelle stesse case e si incazzavano abbastanza se i musi gialli non pagavano. Un bel quadretto, vero? Poi dice che i calabresi non hanno spirito imprenditoriale.

Una ‘ndrangheta sempre più presente e sempre più spavalda. E’ notizia di oggi, la dà il Corriere della Sera, dell’arresto di lady ‘ndrangheta. Una ragazza, perché di anni ne ha soli 29, che andava a riscuotere il pizzo a Desio, in provincia di Monza, al posto del suo compagno 64enne (alla signorina piacevano evidentemente quelli più grandi di lei, che era nullatenente, in teoria) finito in cella a luglio scorso. L’amante si chiama Domenico Pio, per tutti Mimmo. Tra le carte sequestrate anche la proprietà di un palazzo che una vittima di usura avrebbe regalato (sì,come no) alla coppia. La ragazza, Angelica Riggio, aveva scritto tempo fa su Facebook: “Le forze dell’ordine agiscono come vogliono. Un giorno possono venire da te e farti subire pressioni psicologiche che ti segnano per tutta la vita”. Lei di pressioni alle sue vittime di usura, evidentemente, se ne intendeva.



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