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I giornali chiudono. E chissene frega

Ce la stanno menando su questo fatto dei giornali cartacei (quotidiani e settimanali) che chiudono. La verità? Non ne posso più. E’ come il delitto di Avetrana. Se ne parla sempre, in questo caso soprattutto fra gli addetti ai lavori, cioè fra giornalisti che si fanno seghe mentali in mancanza di altro. Ma quanti di voi domani si butterebbero sotto la metro se veniste a sapere, non so, che ha chiuso il Foglio. O che ne so, il Riformista. Madòòò, ha chiuso la Padania. No guarda, è fallita la Prealpina, o Europa. Dopo che vi siete ripresi dallo chock pari a quello di vedere il proprio marito/la propria moglie con un altro/altra, vi domanderete: “E chissene fotte”. Io sono un giornalista e tanti sono a spasso. Quindi immagino che ci sarebbero in prospettiva un numero ancora più elevato di colleghi disoccupati. Ma anche per noi è arrivato il tempo di cambiare.Dal punto di vista del lettore oggi vedo dei giornali di potere, che parlano di cose incomprensibili, spesso si rispondono tra di loro: “Io sono il più ganzo”, “No, io di più”, “Ma smettetela tutt’e due, sono io il più bello”. Vendere più copie? Agli editori non passa nemmeno per l’anticamera del cervello. A loro interessano i giochi da salotto. Quindi, non vi aspettiate, cari editori, da parte nostra le lacrime se scomparite dalla faccia della terra. Che non rimanga neanche una pagina, un foglio, una riga stampata. Via, sciò. Vi siete accorti o no, professoroni dell’informazione, giornalisti con le stellette, che siete morti già? Puzzate di morto. E l’assassino è internet.

Dal punto di vista di noi giornalisti, dico che ormai siamo diventati degli hooligans dell’informazione. Non scriviamo, facciamo il tifo, spacchiamo i vetri della verità, mandiamo in frantumi la realtà. Addio cronaca, addio deontologia. E’ colpa di qualche direttore e del nostro atteggiamento di lacché e di venduti al miglior offerente se i giornali in Italia sono letti meno che in Vietnam. Siamo, per lo più, dei markettari, facciamo pubblicità e ci piace. Visto che questa è realtà, ci meritiamo di rimanere per strada e ci meritiamo la chiusura dei quotidiani e dei settimanali.

Facciano una cosa i pochi veri giornalisti. Vadano su internet, si inventino qualcosa. Grazie ai bassi costi del web non servono più i grossi magnati dell’editoria. Sono sufficienti poche, chiare e rivoluzionarie idee. Tanto ormai la maggior parte degli italiani si informa anche con Facebook. Uno sbocco per chi ancora vuole fare informazione c’è. Per il resto, che tutto vada in malora.

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2 thoughts on “I giornali chiudono. E chissene frega

  1. che tutto vada in malora allora – come al solito hai ragione ago – ma che non si faccia come al solito poi; anche chi ha provocato la malora (editori con montagne di conflitti d’interesse, direttori che combattono battaglie personali spacciandole come campali lotte d’informazione..) deve andare a nascondersi, lasciando finalmente spazio ai tanti giornlistiti che credono in quello che fanno.

    1. Giusto vi. Ci vorrebbe una pulizia e un ricambio generazionale dalle fondamenta. Ma questo deve partire da noi, perché tanto questi editori, ma soprattutto questi direttori non lasceranno mai la “cadrega” se non siamo noi a prenderli a calci in culo

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