'ndrangheta

La mafia dell’antimafia

La Calabria è la culla dell’organizzazione mafiosa più potente in Europa e tra le più potenti nel mondo. La ‘ndrangheta. Un bel libro del professore Enzo Ciconte, ‘ndrangheta padana (Rubbettino editore), uscito in questi giorni, strappa il velo dell’ipocrisia di quel Nord leghista pronto a giurare che a Milano e dintorni non ci sia mafia. Peccato che i clan calabresi stiano da anni imponendo il loro dominio (a questo ho dedicato anche un post del mio blog). Tra i danni che la ‘ndrangheta sta facendo alla Calabria c’è l’antimafia. Non quella militante, non quella seria ed efficacia che si fa con le scelte di ogni giorno. Ma quella mediatica, quella isterica, quella ideologica di cui si fanno portatori anche molti giornalisti che con questo ci campano.

L’antimafia mediatica si è affinata negli ultimi anni. Colpisce militarmente chi si permette di obiettare. Attacca questo o quel quotidiano reo di essere troppo poco giustizialista o forcaiolo. Esalta sempre e comunque le forze della magistratura saltando a piè pari le gravi responsabilità di quei giudici – e non sono pochi – da sempre fin troppo distratti. L’antimafia mediatica negli ultimi periodi si è concentrata su una persona verso cui non ho mai provato simpatia.

Quel Piero Sansonetti che ha preso il posto di direttore di Calabria Ora dopo le dimissioni di Paolo Pollichieni. Il mio ex giornale ha subìto un assedio concentrico da parte di un quotidiano nazionale come Il Fatto quotidiano e da caterpillar della tv come il programma Annozero. Vicende come quella del licenziamento di Lucio Musolino sono servite a mettere sotto torchio Sansonetti che intanto riposizionava Calabria Ora su posizioni più ragionate rispetto a un giustizialismo viscerale e di pancia. Ci mancava poco che i pretoriani dell’antimafia non indicassero il giornale come organo contiguo alla mafia.

Chissà che colpo avranno ricevuto quelli della lobby forcaiola dopo il bellissimo editoriale di ieri dell’ex direttore di Liberazione. Cara neosegretaria generale della Cgil – ha scritto in sostanza rivolgendosi a Susanna Camusso – basta con l’organizzare convegni sulla legalità in Calabria, si parli di lavoro e di reddito. Quant’è vero, Sansonetti. Ce la menate con sta storia della legalità – di cui abbiamo piene le tasche, agite piuttosto che parlare – ma la vera emergenza della mia regione d’origine è la mancanza di prospettive economiche. Io sono scappato dalla mia terra, come centinaia e centinaia e centinaia di laureati, perché non c’è uno straccio di politica occupazionale e industriale.

Noi calabresi non siamo mafiosi, non vorremmo fare i mafiosi. Dateci il pane e molti di noi lasceranno la pistola. Dateci un futuro e molti di noi si svestiranno della coppola. Dateci speranze e molti di noi ripudieranno le cosche. Di questo abbiamo bisogno, non di editoriali giustizialisti.

Nota a margine. Dov’erano i giustizialisti di Calabria Ora pre-Sansonetti quando Luigi de Magistris venne cacciato a pedate dalla procura di Catanzaro, pedate che hanno dato non pochi giornalisti del quotidiano? E’ di ieri la notizia che una delle sue inchieste, Poseidone, nel frattempo approdata a Roma, ha messo sotto indagine il leader dell’Udc Lorenzo Cesa e altre 5 persone con un sequestro di beni pari a un miliardo di euro. Complimenti.

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