Società

Paola Caruso, il Corsera e la necessità della ribellione

C’è un giornale, il Corriere della Sera. E’ il quotidiano più venduto in Italia, speriamo per poco. Ed è uno dei più vecchi. E’ lo specchio della classe dirigente (o digerente) di questo malandato Paese. Nel suo patto di sindacato (l’accordo che unisce coloro che hanno azioni della società editrice) figurano i maggiori manager e le maggiori imprese italiane. Il Corsera è lo specchio di quell’ipocrisia tutta italiana di chi ci dovrebbe guidare. Ecco quello che è successo.

Qualche mese fa il direttore del Corriere Ferruccio de Bortoli ha scritto una bella lettera ai colleghi giornalisti in cui si diceva che è finito il tempo delle vacche grasse e che è venuto il momento di dare spazio ai giovani. Ipocrita! Succede invece che si libera proprio in questi giorni un posto a tempo indeterminato. E che fa il nostro Flebo Ferruccio? Assume un lavoratore precario interno? Ovviamente no, assume uno uscito fresco fresco dalla scuola di giornalismo, uno di quelli che il giornalismo lo ha studiato su un bel libro rilegato comprato da mammà e papà.

Ma questa volta qualcuno non ci sta. E a non starci è Paola Caruso, 40 anni. Da sette anni precaria, chiede il perché di questa assunzione. Non gli rispondono, gli ipocriti. Perché tanto ai precari nessuno mai risponde. Ha deciso, Paola, di iniziare uno sciopero della fame. Per smuovere le coscienze. Svegliarle. Sempre gli ipocriti di Rcs (la casa editrice del Corriere) nei giorni scorsi, quatti quatti zitti zitti, hanno assunto (sarebbe vietato per un’azienda che ha chiesto i benefici per prepensionare i suoi lavoratori) una certa Paola Quadrino. E chi è Paola Quadrino? La nipote di Umberto Quadrino, uno dei capi di Edison, gruppo azionista di Rcs. Guarda caso. Certo, sarà pure una super giornalista questa Quadrino. Ma a pensar male…

C’è un attacco concrentico a precari e giovani. In Europa hanno già iniziato a ribellarsi. In Grecia hanno messo a ferro e fuoco Atene perché volevano e vogliono far pagare la crisi iniziata per le speculazioni fameliche dei banchieri a chi ha un solo stipendio. E magari da fame. In Francia gli studenti, non gli operai, hanno tenuto in ostaggio Parigi perché non vogliono lavorare fino a 70 anni per pagarsi una pensione ridicola. In Inghilterra, a Londra, sempre gli studenti hanno attaccato e occupato un ufficio del partito conservatore al potere. Non ci stanno a pagare tasse più alte per poter studiare.

E in Italia? Dormiamo. Forza Paola.

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10 thoughts on “Paola Caruso, il Corsera e la necessità della ribellione

  1. Ti do una notizia: quelli che studiano giornalismo su un libro rilegato da mamma e papà sono giovani. Nella seconda parte del post, ti lamenti del fatto che non si dia spazio ai giovani, mentre attacchi il pezzo scandalizzandoti che una quarantenne precaria da 7 anni è stata scavalcata da un pivellino uscito da una scuola di giornalismo. A parte che, forse, quel pivellino è più bravo della Caruso, vogliamo dare spazio ai giovani (quelli veri) oppure no oppure dobbiamo restare in lista d’attesa dietro voi 35-40enni?

    1. Ti do una notizia forse sconvolgente caro il mio francesco. Ho 29 anni e non 40. E se leggi bene, ma forse eri inebriato da altro, il mio post è dedicato a giovani E precari. E io credo che di fronte a una precaria da 7 anni al corriere altre valutazioni vadano fatte. Se questa Paola non è, come tu affermi dall’alto di non so che, brava, perché il corriere le rinnova il contratto ogni anno? Non è che uno, solo perché giovane, deve passare avanti a una 40enne. E poi tra un po’ scopriremo che questo giovane ha qualche parente in qualche consiglio d’amministrazione

      1. Onestamente conosco l’albero genealogico di questa persona. Però so che 1. questo è un mestiere precario 2. se questa è una persona estremamente qualificata non credo abbia bisogno di fare lo sciopero della fame per trovare un altro lavoro. Chiedo scusa per averti dato qualche anno di più.

    1. Lo so che è precario questo mestiere. Io lo sono così come lo sei tu, probabilmente. Però chissà perché i precari sono sempre quelli che non hanno santi in paradiso. E poi tu parli di meritocrazia come se non fossimo in italia, ma nel mondo ideale in cui sono premiati i più bravi. Per gli anni non t preoccupare, anche se non so cosa t abbia fatto pensare che io abbia 40 anni 😉

  2. Ciao, sono Paola Quadrino.
    Il tuo articolo è interessante ed è giusto, purtoppo molte cose che hai scritto non sono vere. Non voglio farci troppo caso, dal momento che la disinformazione caratterizza questo paese.
    Intantovisto preciso che Umberto non è mio nonno, ma non sono qui per parlare della mia famiglia, quindi vorrei concentrarmi sulla presunta assunzione, ben più importante.
    La Paola Quandrino di cui parli, in realtà, non è mai stata assunta da RCS, (soprattutto non da “A”) e non vuole essere assunta.
    RCS mi ha fatto un normalissimo contratto a progetto che scadrà il 31 Luglio 2011, iniziato il primo Settembre 2010, sottoretribuito e con scopo di farmi fare un’esperienza in una redazione di un periodico di moda qualunque. Un’esperienza come le altre, per fare curriculum, senza scavalcare nessuno o rubare posti di lavoro. Niente rinnovo annuale di contratto come dici, niente assunzione, niente parenti in consiglio di amministrazione, come niente Laurea in giornalismo, infatti mi sono laureata in Design di Moda.
    A luglio scade il mio contratto e spero di trovare la mia strada in un ufficio stile facendo la gavetta come fanno milioni di giovani ogni giorno.
    Durante questa esperienza ho potuto entrare in contatto con persone che vivono in questa precarietà e ho visto dal vivo i sacrifici che fanno per tirare avanti fino a fine mese.
    Il discorso è molto più fitto, nn si può scrivere in 4 righe, se sei interessato ad approfondire ne parliamo in privato.
    Ti ringrazio per aver letto.

    1. Ciao Paola,
      intanto mi fa enorme piacere questa tua precisazione. Mi dispiace se ci sono state inesattezze. Mi sono basato sulle cronache del fatto quotidiano e di altri giornali online (tra cui dagospia) e da lì ho preso spunto per una riflessione organica su un mondo devastato come quello della precarietà e del giornalismo (mondi in cui mi dimeno da anni ma senza vittimismi, almeno da parte mia). Io ti proporrei, se ti va, di pubblicare questa tua replica in un post a parte, così che sia più visibile e così che tu possa spiegare bene le tue ragioni. Ti va?
      Ringrazio te per il tuo intervento.

      Agostino Riitano

      1. Scusa il ritardo, non avevo visto la tua risposta, l’ho trovata per caso. ti va se ci parliamo in privato? come faccio per mandarti una mail?

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