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“Sono arrabbiata e delusa della mia Calabria”

Pubblico lo sfogo bello e appassionatamente doloroso di una mia amica e giornalista calabrese.

Mi sveglio la mattina e apro la finestra su questa mia bella Calabria, davanti ho il mare più bello che si può immaginare, ma l’occhio come sempre è disturbato dall’immagine che occupa la parte inferiore del mio schermo visivo dove si stende lo scenario del piazzale dello sfasciacarrozze più brutto che si può immaginare. Non ho niente contro gli sfasciacarrozze, da qualche parte bisognava pur farlo.

Ma ogni santa mattina lo guardo e mi faccio la stessa domanda: “Ma perché proprio qui, davanti al lungomare?” Quale lungimirante genio architettonico lo ha partorito? Perché proprio li a contrastare un panorama naturale che potrebbe incantare il più esigente dei turista? Perché qui ci deve essere sempre qualcosa che contrasta, che che stona, che si staglia con il suo grigio immobile per rovinare quello che potrebbe essere migliore?
Mi sveglio la mattina, apro la finestra su questa mia bella Calabria, mi siedo in veranda e sfoglio il giornale. Scopro che figghioli di papà mafiosi si comprano le lauree senza aprire libro. Penso a tutta l’altra gente che invece si rompe il culo per ogni singola prova di esame, si laurea tra mille sacrifici economici, diventa brava, crede nel proprio lavoro…che però puntualmente non trova o se lo trova dura troppo poco. Potrei fare un elenco senza fine di gente che conosco, brillante, intelligente e appassionata professionalmente…che però è ancora a spasso. Per fortuna però che ci sono questi bravi figghioli neo dottori, che poi progettano case che crollano alla prima scossa sismica, uccidono accidentalmente pazienti in ospedale, riempiono uffici pubblici che non funzioneranno mai, compilano atti giudiziari senza saper scrivere correttamente in italiano. Potranno mai cambiare le cose in questa Calabria, in questa Italia?
Mi sveglio la mattina, apro la finestra, mi siedo in veranda e sfoglio il giornale. Ed esco a fare due passi. Nella piazza davanti al bar un gruppetto di ragazzi sui sedici o diciassette anni, vestiti di tutto punto, si agita, gesticola, emette strani suoni. Stanno giocando alla morra. La morra? Ma dove diavolo hanno imparato a giocare alla morra? Mi sembra di tornare ancora più indietro nel tempo. Il tempo qui va al contrario. Ma che succede a queste nuove generazioni? Noi alla loro età ascoltavamo Jim Morrison e i Nirvana, porca puttana! Piangevamo per Freddie Mercury, leggevamo i libri della beat generation. Cercavamo di andare oltre questa realtà, almeno con la mente. Invece loro no, il loro background inizia e finisce con Gigi d’Alessio, un paio di Hogan e un telefonino. Saranno veramente loro a cambiare le cose?
Continuo a camminare. Sole a novembre. Penso che è bellissimo, penso che questa terra sia meglio della California. Quante cose si potrebbero fare…se solo ci avessimo saputo fare. Invece guarda lì: fogne a cielo aperto che scaricano direttamente e ininterrottamente nello Ionio. Un liquame marrone che insozza il blu di questa costa, dono della natura. Non saremo mai come la California. Eppure basterebbe cosi poco.
Ma noi non abbiamo mai fatto nulla. E non è colpa solo della ’ndrangheta, parliamoci chiaro. E’ perché non abbiamo mai voluto far nulla. E’ perché siamo pigri. E ormai, ammettiamolo, siamo rimasti gli ultimi.
Ormai facciamo ridere i polli.
Perché siamo ancora disposti a dare retta a tutti i politici che parlano di piani strategici, sole, mare e prodotti tipici, facendo finta che è tutto lì. Andiamo ai concerti e alle sagre organizzate da questo o da quell’assessore che sponsorizzano una genuinità che ormai sa di muffa e sorridiamo davanti ai loro discorsi. Sorridiamo a denti stretti, perché in fondo lo sappiamo di essere presi per il culo. Stiamo in piedi e sorridiamo, magari con uno di quei bei prodotti tipici, magari proprio una soppressata originale calabrese, infilato su per il didietro.
Scusate lo sfogo, ma oggi mi sono svegliata con la luna di traverso.
E poi sono arrabbiata. E quando la rabbia deriva dall’amore è tremenda.
Perché io amo questa terra. L’ho sempre amata e so che l’amerò per sempre. Solo che mi sto rendendo conto, ora, che forse non è mai stato un amore corrisposto.
M.C.

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4 thoughts on ““Sono arrabbiata e delusa della mia Calabria”

  1. Grazie Marghe. Perchè hai saputo concretizzare benissimo i nostri infini discorsi. Perchè sei brava. Perchè anche io sono arrabbiato. Perchè questo è anche il mio pensiero….
    ciauz
    e ciau pure ad Ago: attento al governo dei fatti!!!

  2. ed è anche il mio di pensiero, grande marghe. una cosa però la voglio dire perhè anche io sono uno di quelli che sente i nirvana, che un po’ morì quando kurt si sparò e che legge i poeti beat. ma noi, quelli della nostra generazione, quelli che credevano nel rilancio del nostro pezzo di sud, dico noi – io, tu, ago, peppe e centinaia ancora come noi – che abbiamo pagato sulla nostra pelle il nostro sentirsi migliori: ma che abbiamo fatto in concreto? cosa abbiamo cambiato? cosa abbiamo migliorato? a cosa è servito? a volte, quando sono incazzato come sei tu in questo momento, vorrei spaccare tutto, fare a pugni con il primo amministratore paraculo che incontri per strada. ma poi? a volte quando sono infelice come in questo momento, mi viene da pensare che è colpa nostra. che non siamo stati capaci di pesare su questa società. che abbiamo preferito andare via, dichiarandoci sconfitti. come me, sul punto di partire verso una vita che non è quella per cui ho sempre combattuto..

    1. Vuoi una risposta vi? Non abbiamo risolto nulla. Anzi, pur essendo migliori dei nostri padri e dei loro padri, non abbiamo inciso per niente. Non c’è uno solo della nostra generazione che faccia politica, uno solo che sia imprenditore di successo, uno solo che rappresenti la speranza. Siamo spariti. Un giorno, in redazione, un professore di filosofia mi disse: “Voi siete una generazione perduta. La prima da secoli”. Tutto qui.

      1. Già… nn abbiamo risolto un cazzo. Ma solo buone intenzioni sono rimaste… pure io mi sento sconfitto, umiliato e anche un pò vigliacco. Pronto come Vici a partire per chissà aundi cazzu mi leva a fortuna…

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