'ndrangheta

1991-93, l’assalto allo Stato, Cosa Nostra e la Lega

La Lega Nord e la mafia. Non c’è nessuna sentenza, nessuna indagine, niente di definitivo. Eppure i contatti ci sono. Le strade a volte si incrociano. Niente di penalmente rilevante, ma i fatti stanno lì a dimostrare che qualcosa, almeno politicamente e moralmente, non va. Inizio a raccontare una storia che è scritta nelle carte processuali di un procedimento della Procura di Palermo andato archiviato. Niente di penalmente rilevante, quindi. Politicamente, forse sì, però.

IL CONTESTO
Siamo a vent’anni fa, 1991. La Prima Repubblica da lì a pochi anni sarà morta. Si stanno affacciando nuove inchieste. Tangentopoli, su tutte. E la Democrazia Cristiana inizia a segnare il passo. Idem per Partito Socialista, Repubblicani e Liberali. Insomma, è uno sfacelo. Cosa Nostra è preoccupata. Rischia di saltare il quadro di connivenze e i rapporti con le istituzioni con le quali si fa affari, ci si mette d’accordo sugli appalti, si controlla la giustizia. Serve una strategia in comune con le altre organizzazioni mafiose, a partire dalla ‘ndrangheta.

GLI OMICIDI
12 marzo 1992. Viene ucciso Salvo Lima, politico dc, capo degli andreottiani siciliani. E’ il segnale che il patto con la politica è saltato. Il messaggio è diretto a chi deve sapere, quell’Andreotti mafioso ma solo fino al 1980 secondo una sentenza passata in giudicato. A luglio fanno fuori Ignazio Salvo, uno che ha coperto il ruolo di interfaccia fra Lima e le cosche. Tra maggio e luglio tocca a Giovanni Falcone, alla moglie Francesca Morvillo, a Paolo Borsellino e agli uomini della scorta. Cosa Nostra sta distruggendo quel poco di Prima Repubblica che rimane in piedi. Vuole piegare la situazione a sua favore, dare le carte al tavolo del riassetto del sistema. Per questo gli omicidi eccellenti non bastano.

LE STRAGI
No, non bastano gli omicidi. Servono le bombe. Cosa Nostra fa quello che non avrebbe mai fatto. Diventa organizzazione terroristica. Come l’irlandese Ira, la basca Eta, la musulmana al-Qaeda. E mette bombe. A Roma, maggio 1993, ai Parioli, obiettivo Maurizio Costanzo o, forse, qualcuno dei servizi segreti che abita lì e che sa troppo. A Milano, a Palestro, e poi a Firenze, agli Uffizi, e poi ancora a Roma, a san Giovanni in Laterano. Dieci morti e decine di feriti. La mafia non vuole trattare. La mafia vuole una cosa. Attaccare lo Stato. Disarticolarlo. Spezzarlo. Vuole la secessione.

Domani scriverò con quali modalità. E scriverò di quegli incontri fra mafiosi, massoni e leghisti tra Sicilia e Calabria.

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