'ndrangheta

“Ciancimino mi disse: la vera massoneria sta in Calabria”

Cosa Nostra è nervosa. Vuole dare un colpo del “ko” alla Prima Repubblica. Siamo nel triennio 1991-1993. Le indagini di Tangentopoli stanno affossando il sistema. La mafia ha ucciso Salvo Lima, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Ignazio Salvo e ha fatto scoppiare le bombe a Roma, Firenze, Milano. Ora però deve pensare al futuro. E a quel sogno mai sopito della secessione della Sicilia. Ed è a questo proposito che guarda alle leghe del nord poi confluite nel movimento Lega Nord.

LA RIUNIONE DI LAMEZIA TERME
A parlare è Tullio Cannella. Non uno qualsiasi. E’ stato a fianco del boss Leoluca Bagarella, l’ideatore delle stragi e dell’attacco allo Stato. Fautore, Cannella, del movimento Sicilia Libera, passata alla storia come tentativo della mafia di fare direttamente politica. Il 28 maggio 1997 agli investigatori di Palermo dice:  “Ciancimino mi disse che il progetto di “Sicilia Libera” costituiva una attuazione di una strategia politica che lui tramite l’appoggio e l’apporto ideativo di Provenzano negli anni precedenti tramite la “Lega Meridionale” o qualcosa di simile (non ricordo bene il nome del movimento politico indicato da Ciancimino). Aggiunse che a questo progetto aveva collaborato fortemente la ‘ndrangheta calabrese. Specificò al riguardo: “devi sapere che la vera massoneria è in Calabria e che in Calabria hanno appoggi a livello di servizi segreti”. Queste dichiarazioni di Ciancimino mi fecero comprendere meglio perché si era tenuta a Lamezia Terme la riunione di cui ho riferito in precedenti interrogatori, e alla quale partecipai personalmente tra esponenti di “Sicilia Libera” e di altri movimenti leghisti o separatisti meridionali, riunione alla quale erano presenti anche diversi esponenti della Lega Nord”.

Attenzione. Non si vuole dire qui che la Lega Nord era mafiosa. Alla Lega interessava stringere i rapporti con i movimenti secessionisti del Sud per portare a una disgregazione dello Stato italiano.

Le dichiarazioni di Cannella, riguardo alla riunione di Lamezia, sono state confermate da Gioacchino Pennino, “uomo d’onore” e dottore in quota Dc.

Ma chi c’era a quell’incontro? Scrivono i pm (l’inchiesta è finita con un’archiviazione per mancanza di prove, ma il dato politico rimane intatto): “Ulteriori conferme in merito sono state acquisite con particolare riferimento allariunione di Lamezia Terme. In particolare, Marchioni Giovanni, un imprenditore vicino alla Lega Italia Federale (articolazione romana della Lega Nord) ha confermatola partecipazione a quella riunione dei rappresentanti di Sicilia Libera (Edoardo La Bua per Palermo e Antonino Strano per Catania), Calabria Libera (l’on. Beniamino Donnici, organizzatore del convegno, ed indicato da Cannella come persona vicinaalla ‘ndrangheta), Lucania Libera e Campania Libera“.

L’obiettivo? Unire tutti i movimenti indipendentisti. Alla Lega Nord conviene per i suoi disegni politici. Alle mafia, a partire da Cosa Nostra e ‘ndrangheta, pure. Per i loro traffici. Com’è andata a finire questa storia?

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