Società

“La Costituzione non si applica ai disabili e ai negri”

Scandalo ha suscitato la notizia che in alcuni testi per la formazione dei dipendenti pubblici del Comune di Roma, retto da quel simpaticone di Gianni Alemanno, fossero presenti frasi altrettanto simpatiche del tipo: “L’articolo 3 della Costituzione nella prima parte enuncia il principio di uguaglianza, formale in quanto esseri umani (assenza di norme discriminatorie). Non bisogna però considerare uguali a noi persone in condizioni inferiori alle nostre (handicappati)”.

Dopo un’affermazione del genere, sono in arrivo altre mirabolanti scoperte tecnico-giuridiche. Partiamo dalle maratone. E basta con queste corse pagate dai Comuni padani. Tanto poi si sa che le vincono sempre i negri. Come dite? Già ci hanno pensato, a questa proposta? Ah, a Padova. Ecco, brava la Lega, non se ne può più. Noi padani, belli, biondi, alti, slanciati (basta vedere il figlio di Bossi) paghiamo e poi questi africani magri da far schifo non ci fanno manco il favore di perdere. Ma almeno partecipate ma fate finta al chilometro dieci di avere un crampo allo stomaco, una distorsione al dito, un alluce incarnito. No niente. Invece corrono e pure forte. E quando non sono i negri a vincere sono quei meridionali mafiosi ché tanto sono tutti mafiosi tipo Salvatore Antibo o Francesco Panetta.

E passiamo al codice della strada. Secondo voi è giusto che i limiti di velocità siano uguali per tutti? Per questo, nei nuovi manuali per la Polizia della strada, si consiglia vivamente di non elevare multe a chi possiede auto tipo Mercedes, Audi, Ferrari, Porsche eccetera. Mentre chi ha un utilitaria va multato se supera i 90 chilometri all’ora. A meno che non mostri una dichiarazione dei redditi superiore a 100mila euro annui o di essere stato a casa di Berlusconi durante una seduta di Bunga-bunga o di essere il nipote del presidente egiziano Mubarak.

Infine la santa messa. Nel nuovo manuale per i sacerdoti cattolici si consiglia vivamente di non dare l’ostia consacrata ai separati. Sempre se il separato non sia un presidente del consiglio di qualche Stato o, meglio ancora, un dittatore sanguinario. E nel confessionale il prete deve punire chi confessa di aver rubato un bacio perugina alla latteria sotto casa ma deve accogliere con un sorriso e una pacca sulle spalle chi confessa di aver appena spostato due milioni di miliardi di dollari in qualche paradiso fiscale: “Tanto, caro fratello, sempre paradiso è”.

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