Politica

Ma io sto con Massimo D’Alema

Non ci posso fare niente. A me Massimo D’Alema è piaciuto. Nel filmato qui sopra, che sta spopolando in Rete, il giornalista calabrese Antonino Monteleone (uno che dicono sia molto bravo e io, sarà che sono un credulone, ci credo) intervista con domande scomode l’ex presidente del consiglio per il programma Exit di La 7. Dicono che Monteleone abbia messo con le spalle al muro D’Alema e io, sarà che sono credulone, ci credo.

Però più guardo e riguardo il video meno sono convinto che quello sia un bel pezzo di giornalismo. Io lo trovo, invece, violento e inutile. Certo, io non sono nessuno e non sono bravo come Monteleone, ma in una democrazia per esprimere un’opinione non si deve essere qualcuno.

Al di là del fatto che Monteleone ricopre di domande D’Alema senza dargli neanche tempo di rispondere. Un po’ come un arbitro di calcio che, in preda a manie di protagonismo, inizia a fischiare ogni due per tre ammonendo a casaccio. Se il giornalista avesse ascoltato oltre che a specchiarsi nelle sue domande avrebbe avuto anche qualche risposta interessante, come quando D’Alema conferma che in Puglia il Pd non appoggiava Vendola perché cercava un accordo con l’Udc. Io sono il primo a dire che cercare un accordo con l’Udc è un errore. Un grande partito come il Pd, però, ha il diritto di compiere delle scelte e, di conseguenza, di fare degli errori. Ci sta. Come ci sta che un giornalista prenda atto del fallimento. Ma non ci sta che un giornalista si metta a giudicare la scelta. Non è un politico, lui.

E, infine, la domanda che mi ha fatto incazzare di più. “Se lei fosse un giovane precario voterebbe Pd?”. Io, giovane e precario, lo voterò. Come ha risposto D’Alema al bravo, dicono, Monteleone, non voterò certo Berlusconi che in 15 anni ha fatto poco o nulla. Non voterò per uno come Fini che cambia idea troppo spesso. Né per l’Italia dei Valori  (cui è andato il mio ultimo voto) perché in questi giorni si sta dimostrando quello che è. Un partito vuoto riempito solo di parole, parole, parole. Voterei invece proprio per il Pd. Facile fare demagogia, cercare due minuti di notorietà attaccando il Pd e D’Alema. Meno facile ammettere che i due governi Prodi sono stati i migliori di questi ultimi vent’anni.

Non mi piace questo tipo di giornalismo che sta nascendo sulla scia del santorismo. Milena Gabanelli, con il suo Report, ci dimostra che si può esser giornalisti d’inchiesta con garbo. Lasciando libertà di parola e senza partire lancia in resta con una tesi preconfezionata. Michele Santoro, uno che sta invecchiando male, ha invece inoculato il germe di un giornalismo gridato, partigiano sempre e comunque. Di successo, per carità. Ma non sarà mai il mio giornalismo

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4 thoughts on “Ma io sto con Massimo D’Alema

  1. Non riuscirei a dire che mi piace D’Alema nemmeno sotto tortura, anche se ammetto in questa circostanza si è dimostrato paziente e ha dato risposte sensate. Neanche a me piace invece questo tipo di giornalismo, il metodo dell’assalto serve solo in alcune occasioni, non certo in un contesto come quello che, al contrario, mi sembrava molto pacifico, in questo Monteleone ha peccato un po’ di maleducazione, dà effettivamente l’impressione di essere più interessato all’immagine di sé che alle risposte dell’intervistato. Un ultimo appunto, non andrei a ricercare l’origine di questo modus operandi nei talk show di Santoro (piaccia o non piaccia lui), a me sembra invece, ed è peggio, di vedere una caricatura delle iene, o di striscia, insomma, l’Italia 1 style…

    1. Monteleone lo seguo da quando aveva (e ha) un semplice blog in cui parlava e denunciava cose schifose della nostra Calabria. E’ bravo e su questo non ci piove. Io penso che Santoro, come ho scritto, stia invecchiando male e che si stia “ienizzando”, portandosi in questa sua deriva tanti ragazzi. Non vorrei che Monteleone fosse uno di questi.Purtroppo vedo che il giornalismo sta pigliando questa piega “gridata” che a me non piace. Su D’Alema, caro Marco, ci siamo fatti decine e decine di discorsi, e sappiamo quanto male abbia fatto alla sinistra. Ma io credo ancora alla formula del cronista, di quello che registra i fatti e non giudica. Io, almeno, non mi sento di giudicare nessuno quando lavoro. Certo, poi a casa sono libero di incazzarmi con D’Alema, ma il lavoro è un’altra cosa (tu lo sai meglio di me e infatti vedo, quando riesco a seguirti, che sei molto professionale).

  2. Ciao Agostino,

    avrei potuto commentare molti altri siti o dedicarmi a scrivere, come avrei dovuto, ma voglio lasciare un commento a questo post.
    Non sono i complimenti che ci migliorano, ma le critiche. Un altro blog, mi ha attaccato, per il mio interventi ad Annozero di giovedì, senza sapere n’è chi sono n’è la mia storia.

    Però con te condividiamo l’origine calabrese e conosco il tuo lavoro. Conoscendo molto bene il giornalismo calabrese. Dinamiche ed equilibri. Chi sta con chi e perché.

    Ho apprezzato D’Alema perché ha risposto. Ho detestato la spocchia e la bugia. Sai cos’è una bugia? Dire che non è vero ciò che lo è. E mi riferisco all’aver negato un fatto notorio come l’intervento alla Camera di Violante. Era novembre di 8 anni fa.

    Se fosse così consueta una risposta di D’Alema sugli argomenti trattati non ci sarebbe stato, attorno a quel filmato, tutto quel clamore.

    Il resto delle valutazioni, che non condivido, sono legittime e le rispetto.

    Quanto a quello che dicono su di me, non fare il “credulone”. Informati e poi valuta autonomamente. Così saprai se sono un cialtrone oppure uno che prova a fare il suo mestiere. Che si è preso minacce (le uniche ad essere certificate dall’arresto dei suoi autori), che si è fatto il mazzo così e, guardandosi in dietro, in una “breve”, “ma non brevissima” carriera calabrese, può dire di non aver fatto poco e di poterne essere orgoglioso.

    Cordialmente

    Antonino Monteleone

    1. Caro Antonino,
      intanto ti ringrazio per la (pacata e degnissima) replica. Lungi da me definirti cialtrone (non lo farò mai). Sulla tua bravura, mai avuto dubbi. Come ho scritto rispondendo a un commento precedente, leggo il tuo blog da tempo immemore. E, proprio perché conosco il tuo scrupolo professionale, mi sono permesso di criticare la tua intervista. Io, probabilmente, mi sarei limitato a fargli le solite tre domande retoriche, tu invece hai voluto stanarlo, ma mi sembra che sei andato oltre (queste sono opinioni e, come tutte le opinioni, possono esser condivisibili o meno). Il mio post è stato una sorta di sfogo, prendilo così. Contro un certo modo di concepire il giornalismo. Di considerarci cronisti. Per il resto, conoscendo le dinamiche calabresi, so che tu sei fuori da quella specie di guerra fra bande che si sta combattendo nel giornalismo regionale e so che, proprio per il tuo esserne fuori, le minacce che ti sono arrivate sono state serie e preoccupanti, come so che il tuo successo (te ne auguro sempre di più) non è etero diretto o tele guidato come avviene in altri casi con altri colleghi.

      Con stima e affetto
      Agostino Riitano

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