Società

Più “Daspo” per tutti

Governo, tiè

Il Popolo della Libertà, per bocca di quel pensatore del terzo millennio che risponde al nome di Maurizio Gasparri, propone il Daspo per gli studenti che scendono in piazza a manifestare. Adriano Sofri suggerisce ironicamente di estenderlo, il Daspo, anche agli automobilisti che si sono messi in macchina senza le catene da neve provocando il casino dell’A1. Ma cos’è il Daspo? Usato per gli ultrà che si macchiano di azioni violente, è il divieto di partecipare a manifestazioni sportive. 

Io propongo che questi divieti si estendano anche ad altre categorie di italiani. Per esempio, le donne. Il governo dovrebbe proporre il Daspo alle guidatrici che vogliano fare il parcheggio all’americana per ragioni di sicurezza pubblica. L’altro giorno, per esempio, a via Melchiorre Gioia a Milano è dovuta intervenire la Protezione civile per sbloccare il traffico fermo per una 55enne che doveva parcheggiare una vecchia 500 nello spazio in cui sarebbe entrato un camion a rimorchio.

Poi i vecchi quando fa caldo. Se proprio vorranno uscire il 10 agosto con 40 gradi verranno forzatamente trasferiti nel più vicino centro commerciale e lì messi a congelare nel negozio più fresco. Daspo pure per quelli che il sabato sera vanno al circolo Arci piuttosto che in discoteca a farsi di coca. Un carabinieri raggiungerà uno a uno questi balordi e verrà loro notificato l’obbligo o di rimanere a casa o di andare alla prima discoteca dove gli verrà fornito un quantitativo di coca “per il bene della società. Diamine, uno non sfatto di cocaina al sabato sera è pericoloso per la città”.

E ancora. Daspo per i brutti e per le racchie, la città deve essere bella. Daspo per i barboni, la città deve apparire ricca. Daspo per gli atei, la città deve apparire credente. Daspo per i cinesi che non indossano abiti Armani, la città deve essere aperta agli stranieri ma ricchi. Daspo per i cani non dotati di pedigree, la città deve essere di razza. Daspo per gli artisti sfigati, la città deve essere culturale ma non esageriamo. Daspo per quelli che scrivono di mafia, la città non deve apparire mafiosa. Daspo per le pubblicità lesbiche, la città è gay friendly ma solo con quelle checche con il portafoglio pieno o con quelli che vanno a Maria de Filippi o a commentare il Grande Fratello con una rosa nel bavero.

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