Società

La guerra civile contro i giovani

Questa mattina mi alzo e una notizia mi dà il buongiorno come un pugno nello stomaco e una ginocchiata nei denti. Il 29 per cento dei giovani italiani è senza lavoro, un dato senza pari in Europa. No, non è solo un dato numerico, una fredda percentuale, roba da statistici. E’ la rappresentazione di un Paese, l’Italia, che oggi inizia a festeggiare i suoi 150 anni, malato. Significa, quel 29 per cento, che c’è una cruenta, aperta e micidiale guerra civile dei vecchi contro i giovani.

Li chiamano “Neet”. Sono quei ragazzi che né lavorono né studiano. Nel nostro Paese sono ormai due milioni in un’età compresa fra i 15 e i 29 anni (fonte Istat). Ragazzi che vivono in un limbo, che passano le giornate ad aspettare. Cosa, non lo sanno nemmeno loro. Quando va bene hanno un lavoro in nero, o in grigio (ti do una busta paga di 500 euro, ma in realtà ti pago 800, così risparmio sui contributi), o si devono accontentare di un lavoro a tempo che fa schifo (e anche se è un lavoro fantastico tanto comunque scade fra tre o sei mesi).

Intanto loro, i vecchi, scendono in piazza per l’ennesima garanzia che noi giovani ci sogniamo. Loro, i vecchi, occupano tutte le postazioni che contano, dal condominio fino alla Presidenza della Repubblica. Loro, i vecchi, conducono tg, trasmissioni, giornali, reti televisive da anni. E di andarsene in pensione non gli passa manco per la testa. I giovani? Aspettino, se vogliono facciano uno stage. I giovani? Aspettino, se vogliono facciano i camerieri nei ristoranti di lusso dove i vecchi decidono il loro futuro. I giovani? Aspettino, intanto studino. Tanto si sa che con la loro laurea “cum lode” ci si possono pulire il culo.

Direte. Eh ma qualche giovane fa carriera? Certo, o è figlio di papà (Matteo Colaninno figlio di Roberto, Emma Marcegaglia figlia di Steno, Piersilvio e Barbara Berlusconi figli di Silvio e potrei continuare per ore) o è mosso come un pupazzo da un “vecchio” che gli è alle spalle. Si chiama “cooptazione”.

Beh, caro Napolitano. I 150 anni dell’Italia festeggiateli da solo, insieme agli altri vecchi che sono con te.

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