Politica

L’ufficio collocamento della politica

Nelle redazioni dei giornali, se avete avuto la sfortuna fortunata di averci lavorato, si sente spesso la seguente frase: “Ora conosco un politico e mi faccio mettere in un ufficio stampa dove la sfango senza sudore e mi intasco duemila euro al mese”. Una battuta del genere, detta fra il caffè e la sigaretta, è il segno di una società malata.

Per gli antichi greci politica era comunità, politica era Politica. Oggi? Un cancro. Che sta annientando le cellule della società. No, non sono il solito demagogo, il solito qualunquista. Da Roma a Torino passando per Venezia si moltiplicano i casi in cui un capo partito o un galoppino di qualche corrente partitica abbia fatto assumere un parente, il figlio, la moglie o – perché no? C’è posto per tutti – l’amante. Sergio Rizzo sul Corriere della Sera ne ha scritto ieri.

Qual è il problema se l’azienda municipale dei trasporti o quella dei rifiuti romana assume a mani basse raccomandati della destra? Qual è il problema se a Venezia l’azienda municipalizzata dei trasporti fa accomodare i raccomandati della sinistra? E quale sarà mai il problema se a Torino ci pensa la Lega, la Dc in salsa verde, ad aprire la Regione ai raccomandati padani? E, infine (si fa per dire), qual è il problema se il figlio del ministro Altero Matteoli, pilota Alitalia, non solo è stato assunto mentre gli altri venivano cacciati ma, solo dopo 9 anni di servizio, verrà anche promosso comandante.

Ma nessun problema. Accomodatevi pure.

Mi permetto di dare un consiglio. Ignorateli, quei panzoni della politica che vanno a Saint Moritz e si giustificano anche perché in fondo si vergognano di apparire ricchi mentre il Paese è con le pezze al culo. Sputate a chi vi offre un posto di lavoro facile. Non consegnate il vostro futuro nelle mani di chi si permette di bacchettare gli operai Fiat senza mai averla vista, una fabbrica.

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