Media

Chi lo ha detto che i giornali sono liberi?

E a voi chi lo ha detto che i giornali italiani sono liberi rispetto a quelli cinesi? Oggi leggevo i dati del Pil (il prodotto interno lordo che misura la ricchezza) di quel Paese. Anche nel 2010 è cresciuto del 10 per cento. Già sento i professoroni che dicono: “Lì però non c’è libertà”. Giusto. Però, perché prima non guardiamo in casa nostra?

Lasciamo perdere i grandi discorsi su Silvio Berlusconi e il conflitto di interessi. Io sono molto più terra terra e non ho certo le grandi capacità dei mostri di giornalismo che se ne ocuppano. Io mi fermo alla mia esperienza personale.

Allora, ho lavorato in due medie redazioni calabresi e in due medie redazioni lombarde. Posso dire di essere stato libero? Beh, no. Appena arrivato in un giornale, mi devo sorbire il discorso del direttorissimo sulla libertà e sul “qui gli unici padroni sono i lettori”.

Già a questo punto, di solito, inizio a preoccuparmi. E infatti, immancabilmente e puntualmente, dopo poche settimane capisco che i miei padroni iniziano a essere tanti. E non sono i lettori. Ecco le categorie: politici (più o meno potenti, più o meno locali), inserzionisti (non sia mai che tu scriva male di chi mette soldi per la pubblicità sul giornale), amici fraterni di direttore o editore. Spesso, quest’ultimi, sono stati compagni di scuola o di merende che hanno fatto carriera (sia lecita che illecita).

Poi ci sono gli umori del direttore. Che sono una specie di precetto religioso. Non puoi cercare di capirli. Devi solo rispettarli. E adeguarti. Devi solo ubbidir tacendo. Amen.

Infine la bestia più pericolosa di tutte: l’autocensura. All’inizio ci caschi. E credi al verbo del direttore o del caporedattore (spesso, ma non sempre per fortuna, uno scendiletto del direttore senza grandi capacità professionali) che ti dice: scrivi, scrivi e scrivi. E tu scrivi, scrivi e scrivi. Poi capita che scrivi, non certo in modo egregio, delle categorie che ho sopra elencato e sei nei guai. Durante la prima riunione mattutina devi subire il grugno del direttore o il silenzio accusatore dello scendiletto. Ok, allora pensi, non scrivo più di ‘sta roba. Benvenuta autocensura.

Quant’è vicina la Cina.

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