Società

Caro Voltarelli, ti scrivo

Caro Voltarelli,

ho letto da estimatore e moderato fan la tua lettera aperta rivolta ad Antonio Albanese e la tua conversazione con il Corriere della Sera edizione di Firenze. Ho letto il tuo quasi disperato appello – “Ridatemi la mia canzone”- riferito a Onda Calabra. “Caro Antonio – affermi nella tua lettera – non sai quanta rabbia provo e quanto è triste pensare che il mio brano più conosciuto nella tua versione ha perso completamente il suo significato originario la sua forza e la sua dignità e il suo coraggio”.

Io non oso mettermi in mezzo a te e alla tua canzone che è, per un cantante, una propria creatura. Così come un articolo per un giornalista. Però permettimi di dissentire dalle tue nobilissime ragioni. So che quello che sto per scrivere non è molto popolare tra i tuoi “seguaci”.

Sono d’accordo con te che la canzone di Cetto-Albanese stravolga la versione originaria di Onda Calabra. Embè? Albanese non è un neorealista. E’ un comico. Un satiro. E, come tale, prende un aspetto della realtà e lo deforma. Lo estremizza. Lo storpia. Ed estremizza e storpia anche una canzone (che non è certo la Bibbia). Può piacere (e a me piace). Può non piacere (e a tantissimi non piace). E lasciamo stare gli aspetti di legge. Non mi interessano.

Tu dici che non è un problema di soldi. E ti credo. Penso che sia così. Però penso anche che, con questa tua polemica, rischi di sembrare quello che non sei. Cioè, uno che si prende troppo sul serio. Oppure, uno che nel giorno di compleanno della sorella si mette a rovinare la festa e ad attirare l’attenzione su di sé. Nelle tue canzoni, e in questa in particolare, racconti egregiamente non solo la Calabria ma anche i calabresi. Non tanto i potenti, ma i lavoratori. E canti i miei conterranei che ogni giorno lottano per portare a casa un tozzo di pane, anche all’estero. E va bene. Anzi, benissimo. Albanese, rivisitando la tua canzone, ha descritto semplicemente un’altra cosa. Come vede la realtà disperata e disperante della nostra regione un politico calabrese rozzo e ignorante (ah, quanti ce ne sono sul serio). Non è una macchietta, caro Peppe. Altrimenti macchietta potrebbe risultare anche il tuo testo. Eppure, di calabresi emigranti, ne hanno scritto e ne hanno cantato a decine.

Verrebbe da dire: è la satira, bellezza. Altrimenti che facciamo? Diamo ragione a Berlusconi che attacca la satira? O va bene solo quando non ci riguarda?

Io ti faccio una proposta: relax. Goditi il tuo successo (anche se “de relato”). La versione di Albanese di Onda Calabria non toglie niente ai tuoi fan, come me. E dà la possibilità, ai tanti italiani che non ti conoscono, di scoprire, se vogliono, un vero artista. Altrimenti, come dici giustamente tu, facciamo la figura dei calabresi provinciali che piangono sempre sul destino cinico e baro.

E chiamatevi, tu e Albanese. Un bel video insieme per descrivere la Calabria è meglio di mille libri.


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