Media

Il giornalismo togato ha rotto

Premessa. Non limiterei mai lo strumento fondamentale per la magistratura delle intercettazioni. Né metterei paletti alla loro pubblicazione sui giornali. Bene, ora vado al punto. Questo giornalismo fatto di pagine e pagine di intercettazioni, di sussurri al telefono, di frasi incomplete e incomprensibili mi ha rotto le scatole. E non venite a parlarmi di giornalismo di inchiesta e di giornalismo di denuncia perché non si tratta né di inchieste né di denuncia.

Il più grande scoop della storia del giornalismo, quello che ha fatto esplodere il Watergate e che ha portato alle dimissioni di Richard Nixon, non si è servito di una sola riga di intercettazioni né di altro materiale giudiziario. Anzi, è la magistratura che si è mossa dopo la denuncia del Washington Post.

E’ il giornalismo alla Report, insomma. Per intenderci, non è quello populistico-giustizialista alla Michele Santoro che, addirittura, su intercettazioni che ancora devono passare la prova di un processo ci costruisce sopra una specie di fiction.

Lo ammetto. Anche io ho messo in pagina e riportato decine di intercettazione. Ed è per questo che dico che è un esercizio di pigrizia e di sciatteria professionale.

E in più, continuando così, si appalta la professione ai pubblici ministeri. Il giornalista (ah, quanti ne conosco di colleghi così) diventa un vassallo della toga oltre che un arma nelle tante e sempre ben nascoste faide all’interno delle procure.

Mi domando. Ma quale deriva sta prendendo il giornalismo italiano tra la caccia all’ultima chiamata di Ruby e il “copia e incolla” dell’ultimo provvedimento di qualche pm antimafia (salvo poi scrivere poco o niente quando quella stessa “inchiestona” viene smontata dal giudice perché fatta con i piedi)? Quale deriva andando dietro a quel foglio delle procure (anzi, di una corrente delle procure, Magistratura Democratica) che è il Fatto Quotidiano?

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2 thoughts on “Il giornalismo togato ha rotto

  1. “E in più, continuando così, si appalta la professione ai pubblici ministeri. Il giornalista (ah, quanti ne conosco di colleghi così) diventa un vassallo della toga oltre che un arma nelle tante e sempre ben nascoste faide all’interno delle procure”.

    e’ la parte del tuo post che mi piace di più.
    P.S.: da un paio di mesi non leggo più il Fatto Quotidiano. E, ovviamente, non ho mai comprato Il Giornale o Libero. Alla lunga stomacano, come i cibi grassi o facebook 🙂

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