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Se l’Eni ci prende per i fondelli

Oggi vorrei parlare del’Eni. Più che altro è uno sfogo verso un’altra delle realtà più scandalose di questo Paese nel quale ci si indigna molto facilmente per un fuorigioco non fischiato al Milan e si chiudono due occhi sulle schifezze che combiniamo all’estero. Che le nostre aziende combinano all’estero.

L’Agip, azienda petrolifera italiana, da qualche mese si chiama Eni, come la società che la controlla. E’ in mano allo Stato che ne detiene la maggioranza delle azioni. Quindi io che scrivo e tu, mio incauto lettore, abbiamo in mano il controllo di una società che va in giro nel mondo a estrarre petrolio.

In questi giorni va in onda “a palla” uno spot tv dove l’Eni ce la mena con paroloni tipo “rispetto”, “valori”, “ambiente”, “internalizzazione” ecc. Cazzate.

Il sette giugno del 2009 (due anni fa, non quaranta) Report di Milena Gabanelli manda in onda un servizio agghiacciante sull’estrazione del petrolio nel delta del Niger, in Nigeria, luogo ricchissimo di risorse naturali. E lì non poteva mancare l’Agip, oggi Eni. C’è dal 1962 in Nigeria, l’Agip oggi Eni. Fiumi inquinati, danni all’ambiente, pesci che puzzano di benzina. E’ nato persino un movimento guerrigliero, il Mend, che ha anche rapito alcuni tecnici italiani, poi liberati.

Pubblicità: “Popoli che si incontrano”. Realtà: l’Eni fa utili da capogiro (l’utile netto è cresciuto nel 2010 del 45%), ma in Nigeria, per esempio, nessuno “è mai stato assunto o occupato da loro” e nessuno ha visto un soldo. Pubblicità: “Rispetto è una parola fondamentale”. Realtà: “Noi ci laviamo e cuciniamo con l’acqua del fiume mista a petrolio. I nostri bambini sono sempre ammalati”.

Pubblicità: “Con il rispetto lavoriamo in più di 70 Paesi”. Realtà: “Questo è il pesce che peschiamo qui. Siamo costretti a mangiarlo. Puzza di petrolio. Tutto puzza qui. Gli animali nella foresta non ci sono più. Non abbiamo niente da mangiare”. E in più: mancanza di bonifica, gas bruciato di notte e di giorno all’aria aperta, corruzione, ruberie.

Allora? Vogliamo continuare a subire una pubblicità ridicola da parte di un’azienda, in mano allo Stato, che non si cura di niente e di nessuno? Vogliamo continuare a farci prendere per il culo da questi signori che poi ci vogliono vendere la loro azienda come fosse una missione di missionari religiosi? Per piacere.

Qui la pubblicità scandalo.

Qui il video che gira su Facebook e Youtube.

E qui il video integrale del servizio di Report.

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