Società

Una generazione perduta, anzi fottuta

Dedicato a tutti quelli (di solito con il culo riscaldato da un buono stipendio a vita o da qualche poltrona lasciatagli in eredità da papà) che definiscono i giovani e i precari “bamboccioni”, “piagnucolosi” o che ti apostrofano dall’alto del loro stipendio che è il triplo del tuo con frasi del tipo “eh, ma se eri bravo ti assumevano” (io, tra l’altro, ero stato anche assunto. Ma lasciamo da parte i fatti privati). Come se contasse qualcosa la meritocrazia. Ecco, vorrei dedicare a tutta questa gente le parole di Mario Draghi. Che non è un vecchio bolscevico, ma il numero uno di Banca D’Italia e in lizza per guidare quella europea.

Riporto il lancio dell’agenzia AdnKronos:

Il minimo della mobilita’ e il massimo della precarieta’. E’, in estrema sintesi, la fotografia del mercato del lavoro per i giovani, scattata dal Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi. Dal palco del Forex di Verona, evidenzia che in Italia “vige il minimo di mobilita’ a un estremo, il massimo di precarieta’ all’altro. E’ uno spreco di risorse che avvilisce i giovani e intacca gravemente l’efficienza del sistema produttivo”.

E ancora:

Secondo il governatore di Bankitalia, Mario Draghi, “i salari d’ingresso dei giovani sul mercato del lavoro sono fermi da oltre un decennio su livelli al di sotto di quelli degli anni Ottanta. La disoccupazione giovanile sfiora il 30% e si accentua la dipendenza dal reddito dei genitori“.

Avete capito ideologi dell’ “eh, però se eri bravo ti assumevano”? Il salario dei giovani è più basso di quello dei coetanei degli anni 80. Significa una cosa sola, al di là delle parole e dei piagnistei. Che siamo una generazione perduta. Anzi, fottuta.

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