'ndrangheta

Viaggio nella ‘ndrangheta – 1

Inseguimenti, pedinamenti, omicidi, lotte per il potere, matrimoni combinati. No. Non è un film né un romanzo, più o meno criminale. E’ la realtà di un mondo parallelo che non vediamo. E’ la ‘ndrangheta. L’ultima inchiesta, quella che porta il nome “Il Crimine 2”, ha gettato un nuovo fascio di luce su questa mafia che, ancora oggi, rimane per gran parte sconosciuta. Eppure, spesso, chi scrive libri o articoli dà per scontato che tutti sappiano di cosa parliamo.

Appoggiandoci alle carte delle due inchieste più importanti degli ultimi tempi – Il Crimine 1 e Il Crimine 2 – iniziamo oggi un percorso alla scoperta di questa misteriosa organizzazione criminale che ha ormai conquistato l’Italia e mette radici in Europa, Nord America e Australia. Per capirci qualcosa di più.

STRUTTURE TERRITORIALI
Su ogni mandamento, cioè su ogni singolo territorio mafioso, sono presenti le “locali”. Ogni “locale”, per essere tale, deve esser composta da 50 affiliati. La “locale” è sovrana sul proprio territorio e può essere divisa in Società Minore e Società Maggiore. Non tutte le “locali” hanno la Società Maggiore, una sorta di livello superiore della ‘ndrangheta. La “locale” invece che ne è dotata viene chiamata Società.

LA PROVINCIA
Prima si pensava che la ‘ndrangheta non avesse, come Cosa Nostra siciliana, una Cupola, cioè una struttura centrale che decideva tutto per tutti. Le inchieste Il Crimine 1 e Il Crimine 2 hanno dimostrato che non è così. O, meglio, che non è più così. La ‘ndrangheta calabrese si è data un organo che serve da camera di compensazione per smorzare eventuali tensioni e lotte per il potere. Si chiama Provincia (da non confondere con la Provincia politico-amministrativa). Non è come la Cupola siciliana. Ogni “locale” è sempre sovrana sul proprio territorio. Il suo compito è di far rispettare le regole, ruolo sempre più fondamentale ora che la mafia calabrese si sta espandendo in altri territori, lontani dai riti e dai ritmi dell’Aspromonte.

A capo della Provincia, con il ruolo del Capo Crimine, secondo gli investigatori c’è un anziano, Domenico Oppedisano. Così vecchio, ha 90 anni, e così dismesso, nella Piana di Gioia Tauro lo conosco per l’Ape Piaggio su cui viaggia, che molti sono scettici. “Non può essere lui il capo dei capi della ‘ndrangheta“. E infatti non lo è. Come disse il procuratore di Reggio Nicola Gratteri, è una sorta di Presidente della Repubblica italiana.

IL TRIBUNALE
Incredibile ma vero, la ‘ndrangheta si è dotata di un vero tribunale dove possono essere trascinanti gli affiliati che si sono macchiati di qualche violazione delle norme. L’inchiesta Il Crimine 1 ha, per esempio, raccontato la storia di un mafioso, un certo Francesco Gattuso, reo di aver fatto partecipare a una riunione di ‘ndrangheta uno che ‘ndranghetista non ero.

Quando si dice che i mafiosi non conoscono regole.

Alle prossime puntate

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