'ndrangheta

Viaggio nella ‘ndrangheta – La Locride

Locri, il luogo dell'omicidio del vicepresidente del consiglio regionale calabrese, Francesco Fortugno

Va in Canada, investe in Australia, inizia a espandersi in Africa. Ma le radici ce l’ha qui, in questo angolo di Calabria, nel buco del culo dell’Italia e dell’Europa, la Locride. La ‘ndrangheta è la Locride. Nasce qui, cresce qui, si sviluppa qui. E parte da qui. Ma niente, a Thunder Bay o a Perth o a Duisburg, può succedere senza che le cosche della Jonica lo abbiano prima approvato. Ci prova Carmelo Novella, a Milano, a essere indipendente. Viene sparato come un cane, davanti a un bar. E non se ne parla più. Non puoi conoscere le cosche se non sei vissuto per anni lungo il mare che fu di Venere. Se non hai vissuto per così tanti anni che alla fine non è che ti sembra strano che le elezioni comunali le vinci con l’appoggio del clan del posto.

Così tanti anni che impari chi è mafioso e chi no. E impari quando e come devi parlare. E impari che il carabiniere è uno sbirro, un infame. E cresci così. Perché, se lo vuoi o no, il concetto mafioso lo impari bene. Lo Stato, chi lo vede lo Stato? Nel mio paesino, Monasterace, non si è mai visto il casco. Chi lo impone il casco? E le multe per i parcheggi? Rari come i Panda.

Cos’è lo Stato? Quella giustizia che non fa niente se denunci il tuo estorsore o, se lo fa, lo fa male e lo libera dopo pochi anni? Cos’è lo Stato? Quel ministro leghista che ti dice che, siccome i governi non sanno e non vogliono combattere la mafia, allora per punizione nessun calabrese può lavorare a Milano?

E’ in questo brodo che tu cresci. E crescendo impari a capire la ‘ndrangheta. E’ come tuo padre, è come tua madre. Per questo ribellarsi a questa cosa qui è come uccidere il padre e la madre. Sei un infame se dici che questo o quel sindaco è stato eletto anche con i voti dei mafiosi o se quel consigliere regionale è amico di amici.

E’ da infami dire che a Siderno comandano i Commiso, nonostante tutti sappiano chi sono, dove sono e cosa sono questi Commisso. O se dici che a Marina di Gioiosa Jonica imperano gli Aquino, mafiosi col pallino dell’imprenditoria e con il vizietto delle case lussuose?

La forza della ‘ndrangheta non sta nei soldi, nel potere, nel traffico di droga o nelle armi. La forza della ‘ndrangheta siamo noi, noi che ci autocensuriamo, noi che ci accechiamo, noi che ci imbavagliamo. Noi.

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