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Mattanza carceri

In Italia vige la pena di morte. Vige, forse, da sempre. Ma, negli ultimi anni, i condannati a morte si sono moltiplicati. Basta un furtarello o lo spaccio di un po’ di droga per finire ammazzati. E’ inutile che ce la meniamo con sta storia del valore rieducativo delle carceri perché la realtà dice che di rieducativo c’è ben poco.

Di morti in galera sono piene le cronache e, temo, ne saranno piene anche in futuro. Ma la storia che oggi viene da Bari è ancora più grave. E parla di uno Stato, sotto forma di guardie carcerarie, che si comporta da mafioso. Che ammazza, così sembra, perché hai parlato troppo.

Questa storia la racconta la Repubblica di Bari. E’ la storia di Carlo Saturno che lotta fra la vita e la morte al Policlinico pugliese dopo uno strano tentativo di suicidio. La Procura vuole capire se c’è un nesso fra un precedente episodio di maltrattamento da parte di alcune guardie. Tra l’altro, questo ragazzo era già stato picchiato quando, a 16 anni, si trovava recluso in un carcere minorile. Carlo, quella volta, raccontò tutto e i carcerieri finirono sul banco degli imputati. C’è un collegamento anche con questa vicende? Si vedrà.

Quello che è certo è che è ora di dire basta. Il carcere, com’è pensato oggi, è un luogo di morte, sopraffazione, violenza. Ma, cosa ancor più grave, nessuno ai piani alti della politica sembra fregarsene più di tanto.

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