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Report, lo scivolone su Facebook

Il fondatore di Fb, Zuckerberg

Dispiace dirlo, ma ieri Report è scivolato sulla buccia di banana dei social network. Non che Facebook e Twitter e YouTube e compagnia digitalizzando siano delle divinità incriticabili o perfette. Ci mancherebbe. Ma la puntata di Report di ieri sembrava un collage di superstizioni e di paure quasi millenaristiche.

Ok, la privacy non ne uscirà proprio rafforzata, le inserzioni pubblicitarie sulla bacheca del nostro Fb saranno pure inquietanti per quanto vicini ai nostri gusti, i virus saranno davvero troppo potenti, ma Report ha dimenticato una cosa. Siamo connessi.

D’altronde se si va sul sito di Report, le richieste di cliccare su “mi piace” abbondano. Giustamente. Come gli inviti a condividere articoli e filmati. Giustamente. Se Milena Gabanelli e Report godono del successo e della credibilità di cui godono è anche merito dei social network che ne amplificano il lavoro. Sono stati Facebook, Twitter e anche YouTube a dare molta di quella visibilità che Report non si sarebbe mai sognata dai canali tradizionali, come Rai, stampa e tg.

Certo, i pericoli ci sono. Alcuni se li cercano, altri meno. Ma, d’altra parte, i pericoli c’erano pure prima di Fb e sempre ci saranno. Come giustamente faceva notare una vecchiettina intervistata ieri dalla trasmissione, non è che le chiacchiere da oratorio fossero rispettose della privacy molto più del social network di Mark Zuckerberg.

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2 thoughts on “Report, lo scivolone su Facebook

  1. Ho seguito con molto interesse la puntata di Report, mi sono sempre chiesto come facesse esattamente Facebook a far soldi “con me”, e finalmente l’ho saputo, come dovrebbero saperlo tutti. Continuo a usare Facebook perchè mi da parecchi vantaggi, ma consapevole di più cose. Sto leggendo di molte critiche a quel servizio, e non riuscivo proprio a capire cosa ci fosse da lamentarsi, quello che ho trovato su internet è molto fumoso. Poi mi imbatto nel tuo articolo e finalmente comincio a capirci qualcosa, anche se forse la mia colpa è stata di cercare qualcosa di “concreto” da criticare, mentre qui mi sembra che l’impostazione sia ideologica, “facebook non si tocca”, neanche se si dicono cose tutte vere e tutte importanti, perchè alla fine l’immagine che se ne deve dare è quella positiva. Ma io lo so già da me di “essere connesso” e quali vantaggi mi da, mica me lo deve dire Report.. io da Report volevo sapere quello che Facebook non ha tanta voglia di farmi sapere. Sembra che internet, facebook &co siano diventati la nuova religione fatta di assolutismi e dogmi.. a Report non si è detto niente di male, non si è fatta alcuna operazione per “mettere in cattiva luce” facebook, secondo me si è fatto un lavoro molto equilibrato dicendo tutto quello che si doveva dire e, ovviamente, dicendo soprattutto quello che NON si sapeva già.

    1. Siccome mi hai bollato come bolscevico di Facebook, novello rivoluzionario con tanto di facebook e martello, e siccome, per farla breve a differenza di te, non mi va di spiegare ulteriormente cose che ho già scritto, ti rispondo con Matteo Bordone, di Wired. Qui trovi l’articolo. Buona lettura. Ps. Per evitare di passare per l’ennesimo incoerente di cui è pieno il mondo, magari ora ti cancelli da facebook. O no?

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