Società

Thyssen, finalmente pagano i padroni

L’amministratore delegato e gli altri vertici della Thyssenkrupp di Torino sono stati condannati. Omicidio volontario e non colposo, come spesso capita in questi casi. Significa che sono assassini, nient’altro che assassini, che hanno ucciso volontariamente sette operai. E’ una sentenza storica, che rende merito al lavoro del procuratore Guariniello e ai giudici della sentenza. Bravi. Sperando che in Appello non partano i saldi di fine stagione, possiamo già dire che questa è una lezione.

Una lezione ai padroni. Perché dobbiamo finirla di chiamarli datori di lavoro, imprenditori e altre banalità. Sono padroni. Una lezione alla loro superficialità, ai loro colletti bianchi sopra e rossi di sangue sotto, alle loro ventiquattrore piene di saccenza, ai loro occhiali scuri di superiorità. Da oggi sappiano che gli operai non sono carne da macello, che non potranno passare impunemente sopra a un omicidio.

Perché quello che è successo alla Thyssenkrupp non è un incidente sul lavoro normale, per quanto possa essere normale un incidente sul lavoro. Dobbiamo ancora aspettare le motivazioni della sentenza, ma dalle condanne inflitte dai giudici appare evidente che quegli operai sono morti o sono stati feriti dalla volontà dei dirigenti di fregarsene, della sicurezza degli operai.

Chi se ne fotte se qualcuno deve morire, quindi. L’importante è fare soldi, accumulare profitti, gonfiare bilanci. No, non è retorica. E fa bene la segretaria della Cgil, Susanna Camusso, a ricordare oggi che il lavoro non è solo accumulare denari. Dietro a ogni morto sul lavoro, non c’è la disattenzione di un operaio, ma la negligenza di un padrone che diventa omicidio volontario quando questa negligenza è accettata e bypassata in nome del profitto.

Questa sentenza la dobbiamo dedicare a Rocco, Angelo, Antonio, Rosario, Bruno, Roberto e Giuseppe. Sappiate che, finalmente, per una volta, a pagare sono stati i padroni.

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