Società

Italia, il paese marcio

Siamo un paese marcio, fino alle ossa. Non cresciamo economicamente, e se lo facciamo, cresciamo di poco. Lo dice Confindustria, non io. Non abbiamo più uno stato sociale che aiuti i disoccupati, i giovani eccetera eccetera eccetera. La classe politica? Immatura e bloccata su vicende private e penali del nostro premier. Il giornalismo che della classe politica dovrebbe essere il cane da guardia? Al massimo ne è la stampella o il barboncino da riporto.

Non sei ottimista, mi dicono. E come posso esserlo se anche chi è manager, e io non lo sono, e chi ha soldi da spendere, e io non li ho, sognano di lasciare l’Italia. Perché, alla fin fine, non è nemmeno questione di soldi. Ma di qualità della vita. E in Italia si vive male.

Milano, da capitale morale, è finita per diventare un grumo di ostilità e di egoismi, Torino precipita insieme alle Fiat che nessuno vuole più comprare, Roma decade ogni giorno di più sia nella sua classe dirigente sia nei suoi aspetti morali e civici, Napoli e tutto il Sud si ritrovano peggio che in passato, le mafie hanno iniziato un’opera di consolidamento (altro che infiltrazione) su tutto il territorio nazionale.

Per non parlare dell’industria. Ormai siamo diventati un Paese di schifoso terziario, di call center, di servizi. Nessuno o quasi produce, nessuno o quasi investe in cose reali. Automobili, moto, elettronica. Lì dove un tempo eravamo dei campioni, ora siamo dei brocchi.

Ti dovrò salutare anche io, Italia?

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2 thoughts on “Italia, il paese marcio

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