Politica

Siamo tutti milanesi

Oggi Milano si è svegliata un po’ pigramente rispetto al solito. Un sole timido dietro a nuvole leggere. Eppure. Eppure non è la consueta, grigia, Milano. Da oggi si è vestita di arancione, si è tolta di mezzo gli affaristi e i corvi dell’Expo e del cemento. Il compito di Giuliano Pisapia non sarà facile né semplice. Si sa che quando le aspettative sono tante, profonda può essere la delusione. Ma la città ha dimostrato di avere gli anticorpi, anche dopo 20 anni di destra becera, razzista, forcaiola con i deboli e lassista con i potenti.

‘Ndrangheta, appalti truccati, corruzione, sono tanti i nodi che dovrà affrontare Pisapia. Una cosa, però, dovrà fare prima di tutto. Ridare a questa città quel respiro europeo che la destra le ha tolto, asfissiandola con la paura: dei centri sociali, dello straniero, del diverso. Ma anche della cultura, dei giovani, dei circoli arci.

Bisogna liberare Milano dalle catene della finanza, dalla dittatura del business man, dal dispotismo del “lavoro, produco, crepo”. Che torni la città, anche un po’ bohemienne di cui ha parlato ieri Umberto Eco dal palco festante di Piazza Duomo.

Osiamo, ora che possiamo.

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