Società

No Tav, l’antimodernità che piace

I feriti, i sassi, le urla e le offese del popolo No Tav. La loro lotta contro le divise rappresentanti di uno Stato che viene, decide e usa la forza. Il loro desiderio di non morire per i veleni che dicono essere custoditi nelle montagne che si vogliono squartare. Com’è tutto poetico, esteticamente bello, romantico e solidale tutto questo. Il popolo No Tav dice solo una cosa: noi la vostra modernità non la vogliamo. Treni sempre più veloci, macchine sempre più veloci, collegamenti sempre più veloci. Ma a che pro?

Non vedete, cari governanti, come siamo combinati? Non vedete, voi che siete chiusi nelle vostre stanza, che i giovani italiani vogliono scappare per la mancanza di lavoro stabile? Non vedete che la crisi ha lasciato a spasso intere generazioni di operai e messo alla fame intere famiglie?

A che cosa serve, a noi, la vostra modernità? A cosa i vostri super treni dai biglietti troppo costosi? A che cosa le vostre merci ultra rapidi quando, volendo, tutto si può avere a pochi passi da casa?

Facciamolo questo tunnel. Sventriamo la montagna. Facciamole sputare, magare, i veleni cancerogeni. Spacchiamo tutto, abbattiamo tutto, cementifichiamo tutto, spianiamo tutto. Prendetevi tutti. Ma non vi illudiate che ce ne stiamo con le mani in mano, che non vi tiriamo le nostre inoffensive pietre, che non vi sputiamo le nostre contumelie.

Noi, la vostra modernità non la vogliamo.

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