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Questo è il giornalismo italiano

C’è un’immagine. Anzi, ce ne sono due. La prima è di una giornalista. E’ americana, è della Cnn. Ha un microfono in mano, l’elmetto in testa e il giubbino antiproiettile. E’ al fronte, in Libia, a Tripoli. Lì dove si spara, e gli spari si sentono. Eccome, se si sentono. Gira, intervista gente, ricostruisce. Servizio ottimo. Cambiamo scena, ora.

Siamo a Roma. In uno studio televisivo, anzi di un telegiornale, il Tg1, il più visto di Italia. Lo speaker lascia la linea al collega per parlare di Libia. Stacco. Ed eccolo, il giornalista. Direte voi, sarà in trincea. Sì, come no.

E’ seduto a un tavolo, con un personal computer e si limita a leggere twitter e facebook. Cerca pure di fregarci. Perché vuole rifilarci la favola che quello che legge è stato scritto in quel momento, mentre basta leggere la scritta “2 hour ago” per capire che non è esattamente così.

Eccolo il giornalismo italiano. In questa scena. Certo, ora tutti andranno a Tripoli. Ma il vero giornalista a Tripoli ci sta da mesi, non un giorno prima della caduta di Gheddafi.

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