Società

C’è sciopero e sciopero

Mettiamoci d’accordo, per non creare confusione. Si può scioperare? Se no, va bene, domani si fa una legge e si dice che le proteste sono abolite. Se uno vuole protestare si chiuda in bagno e lanci un urlo allo specchio o vada in un campo a tirare calci a una vecchia vacca che non fa più latte. Se sì, allora si accettano gli scioperi. Li si può criticare, ma li si accetti. Sia che a scioperare sia la Cgil sia i calciatori di Serie A.

Partiamo dalla Cgil. Il prossimo sei settembre il più grande sindacato italiano (perché, lo si voglia o meno, è così) scenderà in piazza contro la finanziaria. Posso capire le critiche del Pdl che di questa finanziaria è l’artefice, ma non del Pd di Bersani. Non era la manovra economica la più iniqua della storia? Non era indegna? E, allora, mi si spieghi perché non si può protestare. Se lo chiede anche Pippo Civati.

I calciatori. Il sempre lucido Massimo Gramellini oggi su ‘La Stampa’ è caduto anche lui nel populismo. Dice che i calciatori sono mercenari. Ed è vero. Ma chi di noi, in questo turbocapitalismo da accattoni, non lo è nella vita di tutti i giorni? Ci facciamo comprare, mangiare e digerire senza colpo ferire. Dice, Gramellini, che dobbiamo scioperare noi come tifosi. Può darsi. Ci vogliono togliere tutti i diritti, vogliono farci lavorare sempre di più. Perché mai, però, ci dovremmo privare di quelle due ore di libertà alla domenica?

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