Politica

Nove ragazzi in carcere

Non li chiamerò black bloc o devastatori o criminali o delinquenti come li stanno chiamando tutti i media. Ma ragazzi. Perché quei nove che il giudice di Roma ha lasciato in galera sono ragazzi che, fino a prova contraria, non hanno devastato Roma sabato scorso durante la manifestazione degli Indignati. Ma non voglio entrare nel merito della questione, non voglio far notare che gran parte di questi nove, poi ci sono altri tre ai domiciliari, sono stati arrestati ore dopo gli scontri e non si sa in base a quale risultanza probatoria.

Voglio solo far notare che in questo paese si usa la carcerazione preventiva con troppa facilità. In carcere si rimane, dice il codice, solo in tre casi: se c’è possibilità di fuga, di manipolare le prove, di reiterazione del reato. In questo caso, trattandosi di ragazzi giovanissimi e non facenti parte di nessuna organizzazione, mi pare improbabile che tentino di scappare o di reiterare il reato. Non parliamo nemmeno della manipolazione delle prove.

Si tratta di una decisione scellerata di cui una giustizia forte con i deboli e debole con i forti dovrà, prima o poi, renderne conto.

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