Politica

Cosentino, ecco perché sto con Pannella

Non so se Nicola Cosentino sia camorrista. I miei amici giornalisti, che ne sanno più di me e sono più bravi di me e scrivono tanti libri sulle cricche della politica, sono sicuri di sì. Loro, i miei amici giornalisti, hanno già fatto il processo, sentito i testimoni, acquisito le prove , riunita la camera di consiglio ed emanato il verdetto.

Io che, si sa, non sono bravo, invece non so se Nicola Cosentino sia innocente o colpevole. I pubblici ministeri di Napoli dicono di sì. E vabbè, è il loro lavoro muovere accuse. E volevano arrestarlo. E il Parlamento ha detto oggi che, no, Cosentino non va arrestato. I radicali di Marco Pannella hanno votato con il Popolo della libertà e la Lega Nord.

Passiamo oltre il comportamento degli uomini di Umberto Bossi che hanno cambiato idea come cambia il vento – se la vedranno con la base – e passiamo oltre gli scheletri nell’armadio del Pdl. Voglio, qui, ribadire un concetto che sembra chiaro ma che chiaro non è in un paese inselvatichito che è il nostro.

Non si può andare in galera senza un’accusa provata. Non si può. Punto. “E gli altri, i poveri cristi?” vi domandate? Sì, anche gli altri, i poveri cristi hanno lo stesso diritto di non finire in galera senza una sentenza definitiva. Il caso Cosentino, come il caso di Alfondo Papa, contribuiscano ad aprire un dibattito sulla carcerazione preventiva.

Per questo sto con Pannella e per questo odio chi lo attacca su Facebook o su Twitter.

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4 thoughts on “Cosentino, ecco perché sto con Pannella

  1. I tuoi colleghi giornalisti forse sanno che Cosentino è imparentato con i camorristi: Peppe Russo (Peppe o’Padrino, (in carcere per omicidio e associazione mafiosa) e con il boss Costanino Diana, e addirittura (in maniera “meno diretta” ossia attraverso un cugino di primo grado) con il clan Schiavone… ah già… sai che la mamma di Cosentino si chiama Olga Schiavone?

  2. Mi pare che ci sia un’inesattezza nelle tue argomentazioni.
    Qui, a proposito di Cosentino, si sta parlando di carcerazione preventiva. La carcerazione preventiva non ha bisogno della prova processuale per essere richiesta, perché altrimenti quella detenzione sarebbe una pena comminata a seguito di processo. La carcerazione preventiva viene richiesta quando c’è la possibilità di fuga dell’accusato durante la celebrazione del processo, oppure c’è il fondato timore che l’accusato, con la sua attività non sottoposta a controllo, possa inquinare le prove della sua colpevolezza, o che infine possa continuare a fare lo stesso tipo di reato. Perciò i giudici possono, anzi devono, quando ricorrono uno dei casi previsti dalla legge, chiedere l’arresto preventivo. Siccome intervengono più giudici in questa decisione, la garanzia per i cittadini è ampia. I componenti del Parlamento, per evitare che un nemico politico usi la carcerazione preventiva per perseguitare un parlamentare, hanno la possibilità di opporre un veto all’arresto quando le accuse appaiono infondate e frutto di un intento persecutorio.
    La Lega martedì aveva deciso che Cosentino poteva essere arrestato perché le accuse formulate avevano fondamento, mentre invece giovedì Bossi ha detto che nelle carte non c’è niente.
    Adesso il quesito è: nella testa di Bossi c’è segatura o concime per le rose?

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