Economia

Goldman Sach’s, abbiamo un problema

Oggi il New York Times pubblica la lettera di un capoccia di Goldman Sach’s, una delle più grosse banche di investimento nel mondo, che annuncia il suo addio alla società perché “pensa a come fare soldi” senza pensare alle persone.

Al di là della semplice battute (buongiorno, signorino), la vicenda, che in Italia ha avuto un’eco mediatica minore del sesso alla decima della Satta, conferma l’impazzimento del sistema finanziario. Lo gridavano, dieci anni or sono, il popolo di Seattle, poi classificato come no global. Siete poveri retrogradi, dissero loro. Il capitalismo non ha alternative, ricordarono loro. Il mondo andrà verso una stagione di abbondanza, rammentarono loro.

Oggi, pare esserci la gara a puntare il dito contro un sistema che ha annientato l’economia reale, che ha staccato il denaro dalla vita quotidiana, con l’illusione che il denaro genera denaro, finché non si autodistrugge per ripartire sulla pelle di risparmiatori defraudati. Ben ultimo è arrivato Giulio Tremonti, che ha definito la finanza un “mostro da videogiochi”.

Auguri.

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