Economia

Crisi nera

Due dati. Lo spread, il differenziale fra i nostri titoli di stato e quelli tedeschi, torna sopra 400 punti base, una soglia di nuovo allarmante. Piazza Affari crolla di quasi il 5 per cento. E tra i titoli bancari è un bagno di sangue.

Due constatazioni. La crisi non è finita e le banche italiane non sono considerate sicure proprio per niente. Sono piene zeppe di titoli di stato italiani e nuovi timori sulla (mancata) crescita dell’Italia e della Spagna (e della Francia?) fanno di quei titoli roba scottante di cui liberarsi.

Due considerazioni. Il LTRO, cioè, in soldoni, una marea di soldi (circa mille miliardi) che la Banca centrale europea ha dato alle banche europee, non è servito a nulla. E’ una toppa che non copre lo strappo. Ora Mario Draghi, il fautore dell’aiuto agli istituti di credito, dovrà vedersela con la fronda interna di matrice tedesca.

Una conclusione. La crisi non è finita affatto. La finanza è ridotta a un colabrodo. Ma, è questa è la novità, poco alla volta lo tsunami si sta spostando sull’economia reale. E significa posti di lavoro che saltano, aziende che chiudono o licenziano, imprenditori suicidi per prosciugamento delle linee di credito con banche e istituzioni.

Un giorno ci diranno che il capitalismo è messo maluccio e che noi non stiamo tanto bene.

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