Società

Macao. Per me

Macao

Mi sono preso qualche giorno per farmi un’idea di Macao e dello sgombero dalla torre Galfa di Milano. Ho voluto viverla, quell’esperienza, non proprio dal di dentro, ma da vicino sì. Solo allora avrei potuto giudicare.

L’idea che mi sono fatto non vuole essere semplicistica ma neanche troppo razionale.

Quello che ho visto a Macao, prima dentro la torre e poi per strada dopo lo sgombero, non è il solito ritrovo di “scappati di casa” o di punkabbestia. Né un convitto temporaneo per far casino, bere della birra a pochi euro e portarci a pisciare il cane sozzo.

No. Macao ha rappresentato, e spero continui a rappresentare, una metafora, un’esperienza in nuce di quello che sta succedendo in tutta Europa. La crisi sta sfiancando il tessuto sociale cucito dal sarto della normalizzazione dopo gli anni della contestazione, sta indebolendo la struttura e la forma mentis plasmate durante gli anni Ottanta dalle prime televisioni commerciali, in Italia e in Europa, da partiti politici deideologizzati e dal dominio allora solo accennato della cultura economicista e finanziaria.

Chiamatela primavera meneghina. Non mi interessano qui le categorie. Mi interessano le ricette. Macao tenta di cucinare con una ricetta diversa e che mescola vecchie istanze – lo spazio pubblico che ha diritto di espropriare lo spazio privato quando questo è abbandonato all’incuria e alla speculazione perché, diamine, bisogna pur uscire dalla dittatura del legalitario alla Marco Travaglio e alla Fabio Fazio –  con nuovi bisogni.

Macao è un luogo fisico ma anche metafisico. A Macao sentivo gli echi del movimento anti G8 di Genova. Sentivo i suoi SOS: attenti, ché la finanza si sta mangiando l’economia e la politica; attenti, ché il capitalismo sta impazzendo; attenti, ché i centri del potere si stanno mondializzando e allontanando dalla sovranità popolare. Ci hanno detto: state zitti, ché non capite nulla, lasciate fare a noi ché siamo esperti.

Ci siamo fatti menare, ci siamo zittiti e dopo 10 anni ci troviamo nel bel mezzo di una crisi. E ora cercano di dirci: statevi buoni a casa ché sistemiamo tutto. Ma questa volta è diverso. Questa volta non ci crediamo alla favola che il capitalismo sta benissimo e che questa crisi è solo un incidente estemporaneo. E di chi sarebbe allora la colpa? Del troppo poco capitalismo? Volete iniettarci il veleno in dosi ancora più massicce?

No, questa volta non ci crediamo. Per questo le Macao in Italia e in Europa spunteranno dove e come meno ve lo aspettate.

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