Società

Fermate quei pm

Solo in uno stato di polizia, un portiere della nazionale di calcio, Gianluigi Buffon, si vede attaccato su tutti i giornali per una informativa privata (tradotto: chiacchiere) della Guardia di Finanza su scommesse (lecite) a 24 ore dalle sue dichiarazioni contro pubblici ministeri e giornali.

Solo in uno stato di polizia, il giornalismo (certo giornalismo) e i giornalisti (certi giornalisti) viaggiono a riporto dei pm.

Solo in uno stato di polizia, i pm si servono del giornalismo (certo giornalismo) e dei giornalisti (certi giornalisti) per i loro giochetti di potere (vedi i “casini” alla procura di Reggio Calabria).

Solo in uno stato di polizia, i giornali si mettono a battere la grancassa dei pm e sputtanano maestre e bidelli di un asilo, quello di Rignano, per poi scoprire, dopo 6 (sei!) anni, che sono innocenti tutti. Tutti.

Solo in uno stato di polizia, i giornali si mettono a battere la grancassa dei pm e sputtanano banchieri (Antonio Fazio) ed editori (Gaetano Caltagirone) per scoprire dopo 7 (sette!) anni che no, niente, non era successo niente.

Solo in uno stato di polizia, per le redazioni girano informative, ipotesi accusatorie, carte di pubblici ministri e “super” procuratori per screditare, per ammiccare, per avvertire, in pieno stile mafioso.

Solo in uno stato di polizia, il maleodorante e viscido rapporto fra pm e giornali sta di fatto modificando il codice penale, per cui si è colpevoli solo per un avviso di garanzia. O no?

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