Società

Papa, si ricordi delle famiglie gay

Il Papa è a Milano dopo 29 anni. Parlerà di famiglia. Come la intende lui, la Chiesa, il cattolicesimo da secoli. Un uomo, una donna e dei figli, possibilmente.

Ma da ateo spero proprio che Benedetto XVI si ricordi anche di altre famiglie, di pari dignità, quella di due uomini o di due donne.

Io sono ateo e se lui non dice niente me ne farò una ragione. Vabbè, pazienza. Ma lo deve fare per i milioni di credenti (e anche preti) che sono gay e che in lui vedono davvero una guida. Lo faccio ora, a Milano, una città sanamente e fieramente laica.

Vedi, caro papa, tu vieni a Milano per il VII Incontro mondiale delle famiglie, e io ho sempre pensato che la famiglia fosse il luogo in cui si vive la solidarietà all’interno di una rete di relazioni e quindi ho sempre pensato di essere parte di numerose famiglie: la famiglia umana, innanzi tutto; quella grande famiglia che è la Chiesa in cui, seguendo le parole di Gesù, siamo tutti figli di uno stesso Padre e, quindi, siamo tutti fratelli; la mia famiglia d’origine: la mia mamma, mia sorella con mio cognato e i miei nipoti; la famiglia che ho costruito con il mio compagno nei dieci anni di convivenza che abbiamo alle spalle.
(Dalla lettera di Gianni Geraci, portavoce del gruppo Il Guado di Milano, uno dei primi gruppi di credenti omosessuali nati in Italia)

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