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Crisi, avanti il prossimo

No, c’era qualcuno che credeva che il prestito (bail out) di 100 milioni di euro alla Spagna, perdon, ai banchieri spagnoli, servisse davvero a qualcosa?

Il primo giorno lavorativo utile dopo quel prestito i mercati hanno capito che la prossima vittima è l’Italia. L’Italia fa parte dei cosiddetti Pigs (sì sì, come maiale, detti anche Gipsi, zingari), insieme a Grecia (finita a gambe all’aria), Irlanda (finita a gamba all’aria), Portogallo (spacciata) e Spagna (morente). E avanti con Cipro (e ce ne faremo una ragione) e lì in fondo si vede già il pezzo grosso, la Francia. Se persino una persona posata e sobriamente nordica come il finlandese Olli Rehn dice che i francesi, come gli italiani, devono mettere ordine nei conti interni, allora significa che la situazione non è difficile, ma drammatica.

Avanti il prossimo porco, insomma.

Non è speculazione. Non sono le oscure trame della finanza globale. O non solo. L’economia italiana è allo sbando e questo le Borse lo sanno.

Sanno che lo spread, il differenziale con i titoli di stato tedeschi, ha toccato quota 470.

Sanno che il prodotto interno lordo (pil) è calato di quasi l’1 per cento rispetto al mese precedente.

Sanno che siamo in recessione, di nuovo. Pesante. Buia.

Sanno che il ministro Elsa Fornero, sì, quella dall’aria bofonchiosamente cattedratica, ha ammesso che gli esodati, senza pensione e senza stipendio, sono 400 mila quasi. E non 60 mila come diceva lei. La sua reazione? “Eh, pazienza”.

Sanno che la prossima a dover chiedere un aiutino all’Europa è proprio l’Italia. Lo sanno e lo dice un banchiere (con nome e cognome, eh) allo Spiegel online.

Sanno che le aziende nascono ma quattro su dieci vengono accoppate dalla crisi e in Calabria, per esempio, si arriva a sei su dieci.

Sanno che  non siamo capaci di marciare tutti insieme dietro l’unico evento internazionale che il mondo ci ha affidato, l’Expo 2015. L’Uefa e la Fifa, le organizzazioni europea e mondiale del calcio, hanno già capito di che pasta siamo e ci preferiscono ogni anno qualche stato dell’est europeo o sudamericano. Per dire, di che credibilità godiamo nell’organizzazione di grandi eventi.

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