Esteri

New York, appunti di viaggio

“Se torni da New York dicendo anche tu, come un collega, che la Grande Mela è la capitale del comunismo, ti meno” mi ha ammonito un caro amico.

Sì, New York è davvero un mondo a parte rispetto agli Stati Uniti. Ma no, New York non è comunque “comunista”. Neanche nell’accezione più fantasiosa ed elastica del termine. A New York il capitalismo si respira nei fasti moderni e postmoderni di Times Square. In quelli architettonici di Brooklyn. In quelli culturali di Broadway. In quelli economici di Wall Street. Il capitalismo trasuda da ogni bandiera a stelle e strisce che sbuca dal più piccolo bugigattolo. Il capitalismo ce l’ha scritto in faccia anche quel barbone che si accascia sulla pista ciclabile sul ponte di Brooklyn, fiaccato dal caldo e dalla stanchezza. Perché il capitalismo, sembra dire anche quel barbone senza speranze, dà un’opportunità a tutti. Senza distinzione di censo o di nascite. Ma se quell’opportunità non sai o puoi coglierla, allora è giusto rimanere indietro. Ché lo Stato mica può aiutare tutti?

Una New York sempre maestosa. Ma con un qualcosa di malinconico che ne attenua l’entusiasmo. Al posto delle Twin Towers sta sorgendo, già alta e torreggiante come poche cose al mondo, la Freedom Tower, la torre della libertà. Ma non è più la stessa cosa, non sarà mai più la stessa cosa. Come una copia bella, affascinante di un quadro ma che sempre copia rimane. Wall Street rimane lì, al centro del mondo capitalista. Se c’è una bandiera, un luogo o un simbolo del capitalismo, quella bandiera, quel luogo o quel simbolo è Wall Street. Ma non è più come prima. Non sarà mai più come prima.

L’Europa, di là dall’Atlantico, fatica e mette a rischio la debole ripresa economica statunitense. E le stesse banche statunitensi, pilastro dell’economia capitalista, hanno tradito la fiducia di americani. Si è rotto quel patto fra manager e banchieri e cittadini. Voi guadagnate tanto ma a noi garantite benessere e protezione finanziaria.

No, non sarà più lo stesso. New York sarà pur sempre New York. Ma con qualche ruga in più.

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3 thoughts on “New York, appunti di viaggio

    1. il comunismo è, ahimé, decrepito nonostante una sana lettura di Marx aprirebbe gli occhi a molti che ora si stracciano le vesti sul perché ci sia la crisi. “Il capitalismo vive e prospera di crisi. Si sposta su nuovi e incolti terreni per depredarli, dopodiché spostarsi per altre mete”. Quello che non passa mai di mode è, ahimé ancora, il capitalismo stesso.

      1. se il comunismo è decrepito come dici, è il caso di chiedersi se non è altrettanto decrepita la sua lettura del capitalismo. forse sarebbe il caso di aprire gli occhi, come dici, e realizzare che siamo un passo avanti a tutti gli -ismi. il problema è che non sappiamo dove siamo.

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