Società

Scommettiamo?

Tutti pronti a indignarci a domicilio appena la magistratura svela un giro di scommesse e partite truccate (stendiamo un velo pietoso su quanto, poi, si dimostra vero e quanto uno sbaglio clamoroso di giudici elemosinanti attenzione mediatica). Tutti pronti a scagliarci contro chi spende lo stipendio in schedine, slot machine, gratta-e-vinci. E che ci vuole fare signora mia.

Secondo il Codacons, i ludopatici, i malati di gioco, sono fra lo 0,6 e il 3 per cento dei 35 milioni di italiani coinvolti nel gioco. Dati precisi  non è possibile averne, visto che la malattia da gioco è riconosciuta ma non censita, e pertanto non curata, dalle Aziende sanitarie locali. L’Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Fc-Cnr) di Pisa– sezione di Epidemiologia si è messo a contare i casi di soggetti a rischio patologia ed è arrivata alla cifra di quasi 20 milioni (ancora qui).

Il giro di affari è da pelle d’oca. Il fatturato (quello legale, almeno), dopo aver sfiorato nel 2008 i 47,5 miliardi di euro, aver superato i 54 miliardi nel 2009, raggiunto nell’anno 2010 i 58/60 miliardi di euro, (pari a oltre il 3,7 per cento del PIL nazionale) con più di 100mila lavoratori distribuiti in quasi 20mila aziende di produzione e di servizi, continuerà a crescere nel 2011.

E poi c’è la mafia (ne parleremo un’altra volta), le organizzazioni criminali italiane e straniere, le scommesse illegali, gli incontri sportivi truccati.

Eppure è un costante, continuo, snervante invito a giocare, giocare, giocare. Pubblicità, ma non solo. La squadra campione d’Italia, la mia Juventus, quest’anno è stata sponsorizzata da una casa di scommesse, la BetClic, mentre negli anni passati, due delle più grandi squadre al mondo, il Milan e il Real Madrid, ospitavano, lautamente pagate, il marchio di Bwin (che ha dato il nome anche alla stagione di calcio della serie B, quella funestata dallo scandalo calcioscommesse).

E i programmi giornalistici ci mettono il carico da 90. Le rubriche sulle scommesse sono fisse. Siamo, ormai, all’esperto, al teorico, al professore delle scommesse, che indirizza i neofiti a casa.

Non si sta esagerando?

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