Media

L’ipocrisia incinta dei media italiani

Mi ha fatto una certa tristezza e mi ha lasciato un certo retrogusto amaro leggere sui siti di informazione italiani della vicenda del nuovo CEO, sostanzialmente il nuovo amministratore delegato, di Yahoo, Marissa Mayer.

La storia è affascinante. Una donna che lascia Google, azienda che va a gonfie vele, per andare a guidare un’altra azienda digitale, Yahoo, in crisi. Una ragazza, perché di questo si tratta, di 37 anni che fa presente ai nuovi datori di lavoro di essere incinta, argomento nemmeno toccato in consiglio di amministrazione.

Ma lo stupore con cui la notizia è stata accolta e raccontata in Italia – oh mio dio, una donna! oh, anche incinta! – segnala una estrema arretratezza nel campo del diritto delle donne del nostro paese. Sui siti anglosassoni la notizia è stata subito digerita come qualsiasi altra notizia. D’altronde, come scrive il Guardian, non è la prima (ma la quinta) donna a ricoprire ruoli apicali della Silicon Valley e non sarà certo l’ultima.

Il pruriginoso sistema mediatico italiano, quello che 365 giorni all’anno promuove la donna come oggetto sessuale e sottomesso, si è invece buttato a capo fitto sui dettagli voyeuristiche della vicenda.

AGI: “Il bambino nascerà a ottobre” (e sti cazzi)
TGCOM: “Donna e incinta” (come dire: nonostante sia donna e incinta)
Corriere.it: “37 anni e incinta” (tradotto: ed è persino giovane)

Per un po’ tutti a parlare di donne e carriera fino alla prossima selezione delle veline.

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