Economia

I colpevoli della crisi

Poche chiacchiere, se oggi l’Europa è in crisi nera, l’euro in pericolo, la Spagna sull’orlo del fallimento dopo Portogallo, Irlanda e Grecia, i colpevoli sono ben visibili. Solo che non li si vuole vedere

Fondo Monetario Internazionale (FMI). Le sue ricette hanno fatto male all’Argentina che nel 2001 è finita gambe all’aria, ancora prima a mezza America Latina e poi a mezza Asia negli anni Novanta (lo scrive anche l’economista Joseph Stiglitz, non certo un marxista) Quando uno Stato è così disperato da chiedergli soldi, l’FMI commissaria le finanze di quel paese e detta le sue condizioni. Che si traducono, sempre, in tagli alla spesa pubblica, al welfare, in compressione dei diritti dei lavoratori e aumento delle diseguaglianze. Dice: ma la ricetta funziona. Basta far parlare i fatti

Unione Europea. Si è accelerato su un’unione finanziaria lasciando indietro la costruzione economica e politica dell’Europa, lasciando mani libera ai mercati che non sono cooperative senza scopo di lucro e se possono, giustamente, tendono a capitalizzare tutto quello che possono.

 

Banche. Passano dal prestare i soldi a tutti senza garanzie a non prestarne a nessuno perché si accorgono, come dopo la crisi dei mutui subprime americani, di non avere che cenere nelle casse. Per salvarle gli stati si stanno indebitando e se fallissero sarebbe ancora peggio. Ogni tanto le beccano ad armeggiare con i LIBOR, cioè con i tassi interbancari che incidono sui costi pagati dai clienti, altre volte a fare affari con mafiosi, spacciatori di droga, terroristi, come nel caso della HSBC.

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