'ndrangheta · Società

Lanzetta, alcune amare riflessioni

Le dimissioni del sindaco di Monasterace Maria Carmela Lanzetta, a cui balordi ndranghetisti bruciarono la farmacia e contro la cui macchina spararono, sono tristi.

Il giornalista Antonio Talia, mi vorrà scusare se lo cito, su twitter ha utilizzato la parola “ignavia”.

Ha ragione, Antonio.

Le dimissioni della Lanzetta e la sconfitta dell’ex sindaco di Isola Capo Rizzuto, Carolina Girasole, rappresentano le dimissioni, nel primo caso, e la sconfitta, nel secondo, della società civile. Perché ne ho fin sopra i capelli – anzi, mi sono proprio rotto le palle – di sentire espressioni come “lo Stato qui non c’è”. A non esserci è la società civile calabrese, il terzo stato, il popolo. E, di conseguenza, non c’è la classe politica calabrese che di quella società è lo specchio.

Aldilà del “no” che ha accompagnato la richiesta della Lanzetta di dichiarare il Comune parte civile in alcune vicende giudiziarie, decisione su cui lascio interrogarsi chi l’ha presa – avrà certo i suoi buon motivi -, a impaurirmi, a ferirmi è l’ignavia di noi calabresi. Ignavia. Andate a cercarlo su un buon dizionario italiano, ‘sto termine. E stampatelo, scolpitelo, disegnatelo, ficcatevelo in testa. Perché è questo che siamo. Ignavi. A partire da me. L’ignavia di chi “era giusto lo facesse ma non ora”, di chi “non doveva forzare la mano”, di chi “non era questo il momento”, di chi “ma sì, a noi che ce ne viene”.

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2 thoughts on “Lanzetta, alcune amare riflessioni

  1. Caro Agostino, non lo dico spesso, ma in questo caso lo farò: sottoscrivo ogni parola che hai scritto. La società calabrese non vuole, c’è poco da ricamarci sopra. Ignavia? Forse è proprio ipocrisia, ora che ci penso. L’ipocrisia di chi si nasconde dietro alti principi morali per poi non sostenere le cose belle, quando raramente fanno capolino. Ignavia e ipocrisia della società civile calabrese. Combo mortale. Questo è quello che penso. Il problema va ricercato proprio lì, nella società civile, assolutamente vero. Vero è anche che la Calabria è terra di immigrati, non si contano più le generazioni di chi ha deciso di andare via. E non è solo una questione di lavoro, non scherziamo, per piacere! Molti se ne vanno – come me – perché non sopportano di vivere in un posto dove non c’è una matura società civile, per l’appunto. Grazie per le tue riflessioni, sempre delicate e incisive. Mai volgari. 🙂

    Un abbraccio,

    Maria Laura – Monasterace

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