Politica

A Sesto, nel cuore del disastro della sinistra

L’indifferenza a Sesto aleggia come le nuvole basse di questa mattina. Del risultato storico, di cui parlano i giornali, della caduta della sinistra dopo 70 anni, di cui discettano in TV, qui non frega niente a nessuno. Non è quella rabbia profonda che in altri posti ha premiato i 5 Stelle, né quella voglia di cambiare classe dirigente che a Genova ha mandato a casa il Pd. Qui, a Sesto, è indifferenza. Quell’annoiata, lucida indifferenza che segue l’impegno, la lotta, la passione perdente. Erano anni che Sesto lanciava segnali in splendida solitudine e poneva domande a cui nessuno rispondeva più. Che significa essere la “Stalingrado d’Italia” se l’industria pesante è scomparsa e alla classe operaia avete detto che il futuro era qualcos’altro senza che le specificaste cosa? Che significa essere la “Stalingrado d’Italia” se al posto delle Falck c’è un vuoto che voi volete riempire con la modernità delle archistar? Cosa la “Stalingrado d’Italia” quando ci avete ridotto a dormitorio di Milano, la sorella grande, bella e luccicante che merita le vostre attenzioni, mentre noi non vogliamo uscire dai sporchi, fuligginosi, ferrosi anni Settanta, con le nostre medaglie al valore civile, le nostre barricate ideali e il nostro senso civico di sinistra-sinistra? Oggi a Sesto San Giovanni riparte una settimana nuova. “C’è lo sciopero?” chiede la donna all’addetto ATM. Almeno, oggi, a questa domanda c’è risposta.

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