Politica

A Sesto, nel cuore del disastro della sinistra

L’indifferenza a Sesto aleggia come le nuvole basse di questa mattina. Del risultato storico, di cui parlano i giornali, della caduta della sinistra dopo 70 anni, di cui discettano in TV, qui non frega niente a nessuno. Non è quella rabbia profonda che in altri posti ha premiato i 5 Stelle, né quella voglia di cambiare classe dirigente che a Genova ha mandato a casa il Pd. Qui, a Sesto, è indifferenza. Quell’annoiata, lucida indifferenza che segue l’impegno, la lotta, la passione perdente. Erano anni che Sesto lanciava segnali in splendida solitudine e poneva domande a cui nessuno rispondeva più. Che significa essere la “Stalingrado d’Italia” se l’industria pesante è scomparsa e alla classe operaia avete detto che il futuro era qualcos’altro senza che le specificaste cosa? Che significa essere la “Stalingrado d’Italia” se al posto delle Falck c’è un vuoto che voi volete riempire con la modernità delle archistar? Cosa la “Stalingrado d’Italia” quando ci avete ridotto a dormitorio di Milano, la sorella grande, bella e luccicante che merita le vostre attenzioni, mentre noi non vogliamo uscire dai sporchi, fuligginosi, ferrosi anni Settanta, con le nostre medaglie al valore civile, le nostre barricate ideali e il nostro senso civico di sinistra-sinistra? Oggi a Sesto San Giovanni riparte una settimana nuova. “C’è lo sciopero?” chiede la donna all’addetto ATM. Almeno, oggi, a questa domanda c’è risposta.

Politica

Il paese “a cazzo di cane”

Due o tre cose che ti fanno capire che questo nostro Paese è un Paese irrimediabilmente ingovernabile, ostinatamente anarchico, menefreghisticamente arroccato su se stesso. L’Italia, il posto dove l’economia, la politica, le classi dirigenti, il popolo governano, decidono, guidano, vivono “a cazzo di cane”

  1. L’economia italiana cresce. Piano. Troppo piano. Di questo passo, ci dicono gli americani, la luce in fondo al tunnel della crisi la vediamo nel 2025. Buonanotte. E’ come quando tu ti ostini a giocare a calcio nonostante sei una pippa incallita e gli altri, che in fondo ti vogliono bene perché sei simpatico, non ti dicono che sei una pippa, ma che se magari vai a casa e ti alleni poi la prossima volta puoi giocare bene. Ma gli altri sanno che non è vero. Ché, tanto, la prossima volta non giocherai bene. E, infatti, nel Paese dell'”a cazzo di cane” non si va mica a casa ad allenarsi, ma si va a casa a capire come fregare, perché il tuo vicino frega più di te, perché se non ti svegli quello ti frega ancora meglio. E, allora, anno dopo anno sfondiamo nuovi record di evasione fiscale. E scopriamo che nel 2016 ce n’erano più di 8mila totali. Totali, cioè non hanno pagato nemmeno un euro. Zero, nada, nisba.
  2. Cresciamo poco perché ci sono problemi strutturali enormi, come un debito fuori controllo, spese in ogni angolo della pubblica amministrazione, corruzione, disonestà diffusa, mancanza di senso dello stato da parte dei cittadini. E di chi è colpa? Dei voucher, e di chi sennò? Al rogo, i voucher. Evviva la CGIL, evviva il referendum, mandiamoli tutti a casa, i politici e i loro voucher. L’alternativa al voucher è il lavoro nero? Chissenefrega. E’ un Paese alla “cazzo di cane”. Viviamo per scovare capri espiatori, e scovarli per lanciarli con la bava alla bocca contro i politici. Loro, sempre loro. E loro, sempre loro, per sfuggire alla folla impazzita si libereranno del cerino.
  3. I casi di morbillo sono cresciuti nei primi mesi di questo anno del 230 per cento rispetto allo stesso periodo del 2016. Nel Paese dell'”a cazzo di cane” non si risponde con una politica di profilassi seria, con ammende e obblighi severi alla vaccinazione. No, in un Paese del genere anche un candidato alla guida del partito più importante, Michele Emiliano, per inseguire un movimento populista e orgogliosamente inetto a governare come i 5 Stelle si mette a insinuare che forse i vaccini non sono la soluzione, ma il problema.
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Polizia à la carte

SOLO-SU-ORDINAZIONE

Una domanda viene lecita, leggendo e inorridendo per il caso della Shalabayeva, la moglie dell’oppositore kazako rispedita nelle fauci del lupo. Ma la polizia di questo strano paese, è il quesito, è una forza dell’ordine o un manipolo di grette guardie private agli ordini di questo o quel partito, di questo o quel figuro politico?

Ricordate il G8 di Genova e le polemiche che seguirono alla ormai accertata visita di Gianfranco Fini nelle caserme prima e durante la mattanza terroristica a cui fu sottoposta quello splendido movimento no-global?

Ora ci risiamo. La polizia che si piega ai voleri di un ex primo ministro, Silvio Berlusconi, e del suo scagnozzo, Angelino Alfano, ed espelle una donna e una figlioletto dopo aver picchiato il cognato (oh sì, ci potete scommettere che lo abbiano picchiato).

Dice giustamente Matteo Renzi: “In questo paese paga sempre la polizia, mai la politica che la guida”.

Reste la domanda. La polizia lavora per i cittadini o per i potenti?

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Il governo dei pescivendoli

pesce

Premesso, ho grande rispetto per i pescivendoli. Li ritengo una categoria meritoria e indispensabile per avere un bel pesce fresco sulla tavola. Ma è una categoria che vende pesce, appunto. Non le si chiede certo di governare.

Ecco, a Letta, Alfano, Bonino si chiede di governare. In qualche modo. Il guaio non è solo che non stanno governando. Ma stanno, con caparbietà, quasi con lucida lungimiranza, governando male. Quel poco su cui questo sciagurato governo sta mettendo la testa (e i piedi) lo sta sbagliando.

Sul lavoro, sul rilancio dell’economia, sui giovani, sulla burocrazia, sull’aiuto alle piccole e medie imprese, sulla leva fiscale, sulla sburocatizzazione delle banche il governo non ha deciso ancora nulla. Nada. Nisba. Zero che zero.

A volte, però, viene il sospetto che cotanti statisti è meglio che non facciano nulla, perché quando agiscono ne combinano una più del diavolo. Come nel caso di Alma Shalabayeva, la moglie dell’oppositore kazako al regime di Nazarbayev. Arrestata, insultata, chiamata puttana e rispedita, dopo due giorni di “rapimento” della figlioletta, a casa con un bigliettino sulla valigia: “Da Berlusconi per il suo amico Nazarbayev. Con tanto amore“. Alfano non sapeva ovvio. Chi ha sbagliato pagherà, come dice Letta. Ovvio. Peccato che pagherà il solito burocrate oscuro.

Emma Bonino, invece, proprio quella che denunciava a ogni piè sospinto dittatura a destra e a manca dice che lei, del caso Shalabayeva sapeva poco. E quel che sapevo lo ha detto ad Alfano.

O come nel caso degli insulti di Calderoli. Per tutta la domenica, Letta non prende posizione. Poi, oggi, se ne esce (buonanotte) con una battuta contro Maroni, intanto però non tira le orecchie a gente dentro la sua maggioranza, come Maurizio Gasparri (no, dico Maurizio Gasparri) che dice che con lo ius soli l’Italia diventerebbe la sala parto dei clandestini.

Un consiglio a Letta, Alfano, Bonino. Andate a vendere il pesce.

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Ma stiamo scherzando?

PD-SFASCIO

Il Parlamento, ricattato da quattro balordi del Pdl, si ferma per un giorno. La riunione di maggioranza che doveva affrontare (alleluja) le questioni economiche che riguardano tutti gli italiani, visto che la ripresa non si vede come in tutto il resto del mondo, è stata rinviata. Fabrizio Cicchitto, sì proprio lui, parla di situazione “drammatica”. Non quella di tanti giovani con contratto a tempo determinato, non quella della fabbrica Fiat di Mirafiori ormai un cumulo di macerie industriali. No. Quella di Berlusconi. Il cui processo Mediaset finirà, forse, il 30 luglio prossimo con la decisione della Cassazione dopo 12 anni. Dodici. Altro che fretta.

E il Pd? Questo partito, la cui essenza ormai è simile a quella di un lungo stronzo che cade nel cesso, va al traino del Pdl e ingoia anche il rospone del rinvio.

A Matteo Renzi dico. Piglia i bagagli e vattene da questo partito. Andiamocene.

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La Littizzetto e gli errori di sempre

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Con Silvio Berlusconi di nuovo in campo sembrano riproporsi i soliti errori fra gli “anti”. Sia in tv che nella politica. Pierluigi Bersani aveva detto nel suo intervento alla Camera che non avrebbe seguito l’ex premier sul terreno delle favole. Bene, vedremo in campagna elettorale se la promessa sarà mantenuta o meno.

L’inizio non è certo confortante. Luciana Littizzetto ha ieri detto a Che Tempo Che Fa che Berlusconi ha rotto il cazzo, mentre i piddini mettono in risalto i titoloni dei giornali stranieri che chiamano Berlusconi “mummia“, “peste”, “virus che ritorna”.

I toni rabbiosi fanno male alla sinistra e benissimo a Berlusconi. Fanno vendere qualche (tante) copia in più a Il Fatto Quotidiano e a La Repubblica, fanno audience ai programmi di Santoro, fanno scrivere articoli ai “notisti” politici a cui non par vero tornare a parlare di fuffa dopo l’anno di vita del governo tecnico, ma non fanno vincere le elezioni.

A sinistra, come in televisione, bisognerebbe invece ignorarlo, Berlusconi. Lasciare alla sua (lucida?) follia i suoi proclami, che puntualmente si rimangerà. Un esempio? Nella serata di oggi, lunedì 10 dicembre, ha detto che lui mica è antieuropeista, che è stato interpretato male, eccetera.

Un muro di indifferenza. Ecco ciò che dovrebbe aspettare Berlusconi.

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La ri-ri-ri-discesa in campo

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Che Silvio Berlusconi abbia il diritto di scendere in campo per la sesta volta è fuori di dubbio. Così rassicuriamo subito il “povero” Luca Bizzarri che di prima mattina su Twitter rivolgeva il suo pensiero commosso all’ex datore di lavoro.

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E’ probabile che Berlusconi non si sarebbe presentato con un Matteo Renzi (37 anni) in campo. Però ci sono modi e modi per tornare in campo.

Silvio B. è tornato in modo fragoroso, togliendo la fiducia a un governo, quello di Mario Monti, che ha sbagliato molto ma ha un grande merito: aver messo in sicurezza i conti e aver ridato all’Italia la credibilità internazionale perduta. Chi di finanza capisce sa che spesso l’aspetto psicologico conta quanto quello della condizione reale dell’economia di un paese. E con Monti gli investitori internazionali si sentivano tranquilli.

S. Berlusconi è invece tornato in campo rompendo il fragile equilibro su cui l’Italia si muove in questi mesi. E domani, lunedì 10 dicembre, aspetteremo la reazione dello spread che parte da 330.

Ora Pierluigi Bersani ha l’occasione di segnare a porta vuota, ma deve sperare che Monti non si presenti a capo di una coalizione di centro con Casini e Fini. Altrimenti rischia di vincere a metà, con un Senato di fatto ingestibile come successe a Romano Prodi. Per sperare di governare il Pd deve cercare l’accordo con l’Udc e conquistare la Lombardia, regione decisiva per il Senato.

Ma questa è un’altra storia…